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Rivivere Petriolo

Il catasto settecentesco di Tartufari

 

 

Un gruppo di giovani laureati si è unito nel tentativo di ricucire il passato di Petriolo al suo presente e con il motto “Rivivere Petriolo” intende portare avanti una ricerca archivistica, documentaria, fotografica e di memorie. Il documento che segue a questa mia breve premessa è il primo risultato del lavoro che uno dei giovani sta eseguendo. Si tratta del dr. Francesco Vallesi, che nella sua duplice veste di geometra e laureato in beni culturali sta studiando il catasto settecentesco redatto da Pietro Tartufari. Questo documento è stato presentato oralmente alla riunione del gruppo il giorno 17/6/2006 alle ore 17, presso la Chiesa del Suffragio di Petriolo

Gianfrancesco Berchiesi

 

 

 

Francesco Vallesi

Il catasto settecentesco di Petriolo

Premessa

 

Per una lettura più completa e comprensibile delle mappe settecentesche va tenuta presente la metodologia di stesura, la sua logica, ma soprattutto la simbologia adottata dal Tartufari.

Il primo riferimento sono le indicazioni scritte, non sempre decifrabili, relative all’oggetto della planimetria, o spesso dell’intero foglio se all’interno ci sono più elaborati; queste indicazioni che identificano il sito possono essere scritte o al di fuori delle planimetrie, se ce ne sono ad esempio almeno due, riferite alla stessa contrada (con l’aggiunta, dopo il toponimo, della parola “ tutti” per indicare lo stesso riferimento), oppure possono essere inserite all’interno della singola planimetria, se ad esempio gli elaborati si riferiscono a contrade diverse.

Individuata la zona, occorre orientarla ed il Tartufari a tal fine ha utilizzato quattro lettere poste ai lati di ogni singola planimetria; queste lettere indicano i quattro punti cardinali ma non come solitamente vengono utilizzati oggi: esse sono la T, P, M ed L, esattamente Tramontana (Nord), Ponente (Ovest), Mezzogiorno (Sud) e Levante (Est). Già da qui si delineano le prime differenze di stesura nei confronti del Catasto moderno; oggi si usa elaborare le mappe catastali tutte riferite al Nord geografico (indicato dall’orientamento dei numeri delle particelle catastali inseriti nelle mappe), qui invece l’orientamento non è univocamente riferito ad un solo versante ma a tutti, per cui per un corretto confronto bisogna prestare particolare attenzione e spesso capovolgere le mappe.

Entrando nello specifico della mappa, una volta individuata la zona, si iniziano ad osservare molti particolari: le strade principali sono individuabili grazie al doppio segno lineare, parallelo e con le linee abbastanza distanti tra loro; i fabbricati sono disegnati “tridimensionalmente” e con una precisione di posizione spesso discutibile, di grandezza variabile a seconda delle dimensioni o dell’importanza e spesso corredati da ulteriori simboli (ad esempio la croce sulle chiese) o scritte che specificano la particolare destinazione o conformazione (sempre nel caso di chiese, oppure sorgenti o addirittura gli “atterrati”); le linee doppie e parallele, meno distanti tra loro rispetto alle strade principali, secondo una logica (ma comunque discutibile) interpretazione sono da considerare veri e propri confini catastali di proprietà, i quali spesso potevano anche coincidere con sedi stradali (sempre di minore importanza, usate magari per il passaggio dei mezzi agricoli nei vari fondi da lavorare): da un’attenta osservazione della distribuzione delle diciture all’interno delle mappe, si nota come queste, che identificano sia la proprietà che le colture in atto, siano inserite ognuna all’interno dei “confini” delimitati da questi segni grafici “doppi”. E non è tutto, infatti ogni proprietà è suddivisa in particelle catastali delimitate da singole linee e indicanti diverse colture agricole, formando in ogni proprietà un numero di particelle spesso (ma non sempre) pari al numero di colture scritte ed individuate sotto il nome del possidente.

Resta l’interpretazione dei numeri segnati all’interno delle mappe; quelli vicino o a cavallo dei confini di particella sono le estensioni in termini di lunghezza di quel lato mentre quelli all’interno posti alla fine della descrizione delle colture sono probabilmente estensioni intese in termini di superficie se non addirittura il riferimento al valore economico dell’intera proprietà.

Altri segni grafici per meglio interpretare e leggere le mappe sono costituiti ad esempio dai tratti curvilinei, o meglio ondulati, indicanti fossi, torrenti o canali (in alcuni casi possono essere anche doppi e paralleli); il quadratino posto lungo le strade indica il confine del territorio comunale; tratti paralleli tratteggiati sono forse strade già non più esistenti all’epoca oppure secondarie oppure accenno a strade meglio evidenziate nella loro interezza in altri fogli; in alto spesso compare il nome di un proprietario, la data di stesura della planimetria (o dell’esecuzione della  rilevazione topografica dell’oggetto del foglio), oltre ai riferimenti alfa-numerici della pagina rispetto alla legenda di riferimento allegata contenente i nomi di tutti i proprietari terrieri ed altri ancora. Infatti molto resta ancora da scoprire o approfondire, non solo per la difficoltà di decifrazione ma soprattutto per la vastità del materiale a disposizione.

 

 

 

 

COMUNE DI PETRIOLO

 

CONFRONTO DELLA PAGINA C9 DEL CATASTO DEL ‘700 CON PORZIONE DEL FOGLIO 2 DEL CATASTO ODIERNO

 

- CONTRADA CASTELLETTA -

 

Posta ai confini del territorio comunale con quello con quello di Corridonia (antica “Monte dell’Olmo” come indicato in mappa), dal confronto risulta chiara la stessa conformazione topografica del sito. Per poter meglio individuare la somiglianza delle mappe occorre capovolgerne una (nello specifico quella settecentesca) a causa dell’orientamento diverso con cui sono state redatte.

Facilmente riconoscibili dalla planimetria del Tartufari sono le strade che “racchiudono” la contrada, delimitandola a nord, a sud e ad est; precisamente esse sono la vicinale della Castelletta a nord, quella del Boccarone a sud la quale risultava anche all’epoca una diramazione della principale strada comunale per Corridonia a sud/est fino all’incrocio in cui termina il territorio comunale.

Per quanto riguarda i fabbricati confermata è la presenza della chiesa della Madonna della Castelletta, individuata dalla croce che sormonta l’edificio nonché dalla scritta sottostante; gli altri tre fabbricati non trovano riscontro nell’attualità.

Sicuramente di più recente realizzazione è l’edicola posta ai confini col territorio di Corridonia, nei pressi dell’incrocio tra la strada della Castelletta e quella comunale, in quanto non compare nella vecchia planimetria.

Partendo, infine, dai confini comunali ad est (indicato con la L di levante dal Tartufari) le proprietà e relative colture che si susseguono sono:

-         Francesco Saverio Del Medico (arborato, olivato, cerqueto e frutti più edificio, probabilmente abitazione);

-         Benefizio di Santa Lucia (arborato, olivato, cerqueto, frutti);

-         Marino Girolamo Catalani (arborato, cerqueto, frutti più edificio);

-         Madonna della Castelletta (sodino e cerqueto);

-         Maddalena di Marco Marzola (arborato più edificio di piccole dimensioni, forse un accessorio a servizio del fondo).

 

 

 

 

 

COMUNE DI PETRIOLO

 

CONFRONTO PAGINA C34 DEL CATASTO DEL ‘700 CON PORZIONE DEL FOGLIO 4 DEL CATASTO ODIERNO

 

- CONTRADA IL RIO -

 

Posta a ridosso del fosso omonimo da cui prendeva la vecchia denominazione, oggi risulta la zona compresa tra il suddetto corso d’acqua e le attuali strade dei Piani di Fiastra e dei Sabbioni. Dal confronto appare chiara la stessa conformazione topografica del sito grazie al capovolgimento della mappa settecentesca a causa dei soliti problemi di orientamento.

Il tratto curvilineo ad ovest è il fosso “Il Rio” in uno dei suoi ultimi tratti prima di sfociare nel fiume Fiastra; il tratto breve di strada a nord è la strada dei Piani di Fiastra, quello ad est è la strada dei Sabbioni (denominata nell’attuale planimetria catastale strada vicinale dei “Massari”, forse un toponimo dell’epoca rimasto a tutt’oggi per meglio individuare la strada), mentre a sud la contrada è racchiusa dall’attuale strada vicinale che conduce al Depuratore, fatta per metà in ghiaia (fino al canale) e per metà in terra, quest’ultima transitabile solo da mezzi agricoli, ma probabilmente nel ‘700 di maggior rilevanza (l’ultimo pezzo tratteggiato era già forse adibito agli stessi usi odierni o comunque non facilmente transitabile, se non addirittura non più esistente già all’epoca).

Compare solo un fabbricato a nord, la cui ubicazione non favorisce l’individuazione in un edificio odierno, se non fosse per l’ipotesi azzardata dell’identificazione del manufatto in quello originario del complesso edilizio esistente dell’attuale casa Costa, l’unica nelle vicinanze.

Il corso del fosso Il Rio è rimasto quindi pressoché lo stesso in quasi tre secoli di storia, mentre probabilmente di più recente realizzazione è il canale che si immette in esso e taglia attualmente in due parti, in maniera longitudinale, la zona più a sud della contrada.

L’unica ed intera proprietà di questa zona di territorio comunale risulta essere di D. Giacinto Nobili (arativo, canneto, cerqueto più appunto l’edificio).