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Rivivere Petriolo

 

 

Questo documento, partendo dalle piantine dell’antico teatro, esistenti presso la Biblioteca del comune di Petriolo, e poi attraverso ricerche archivistiche ed un lungo colloquio con la Signora Alba Tamburri, tenta di fissare alcune conoscenze indispensabili per non dimenticare l’esistenza di un teatro settecentesco che oltre ad essere molto bello era anche uno straordinario centro di aggregazione e di creatività.

Gianfrancesco Berchiesi

 

Il teatro antico

 

Isabella Ciccioli e Laura Vissani

 

RIVIVERE PETRIOLO è un progetto di giovani studiosi che intendono ricucire lo strappo tra presente e passato e come chi desidera aggiustare una preziosa brocca rotta, ne rimette insieme i pezzi trovati lasciando purtroppo i buchi per i pezzi mancanti nella speranza che in futuro i mezzi permettano di completare la ricerca.

Uno dei pezzi di rilievo del passato venuto a mancare è il Teatro Comunale nel suo assetto originario, risalente secondo voci di popolo al Settecento[1]

Non c’è cittadina della nostra provincia, piccola quanto si voglia, che non abbia restaurato il suo storico teatrino, quindi risulta con grande rammarico che dobbiamo occuparcene come di cosa del passato, ma di grandissimo prestigio per la nostra Comunità.

Al suo posto oggigiorno esiste una sala Cine-teatro moderna e anonima, pur conservando lo spazio del palcoscenico, utilizzato dalla Filodrammatica dialettale composta da giovanissimi elementi locali, diretta dall’appassionato cultore dialettale Lisi Giandomenico, fig.1.

 

 

 

                                                                  Fig. 1. Teatro moderno

 

Nella sua veste autentica era una sala calda e accogliente, racchiusa tra due ordini di palchi le cui pareti interne erano dipinte di una calda tonalità tra il rosa antico e il rosso bordeaux e di questo stesso colore erano i bordi dei palchetti e le mantovane che ornavano l’apertura in alto, rifinite con piccoli pon-pon rossi. Le pareti interne della sala erano candide e ornate di grandi quadri in stucchi bianchi nei quali figuravano eleganti figurine classiche, quasi certamente le Muse delle Arti.

La sala era a forma di ferro di cavallo e tutto l’insieme era di proporzioni perfette e perfetta ne risultava anche l’acustica.

Due erano gli ordini di palchi. Nei due ordini, il palco centrale e i due laterali erano veri e propri palchi, cioè chiusi, mentre gli altri più laterali erano aperti come una galleria. Al primo ordine, al centro c’era l’ingresso alla platea, mentre sopra, al secondo ordine, sempre al centro c’era il palco del sindaco e delle autorità. Il teatro era illuminato da un lampadario centrale molto grande di cristallo, che pendeva dal soffitto dipinto. Nella platea vi erano sedie di legno su telaio di ferro, fissate a terra.

 

La Biblioteca Comunale di Petriolo, che prende il nome dall’insegnante Gorbini M.Antonietta, si è rivelata, in questo caso, una fonte preziosa quanto inaspettata riguardo al teatro in quanto conserva due documenti, che lo riguardano, mostrati nelle figure 2 e 3:

1)      la piantina dettagliata della sala, del palcoscenico e del retro del teatro[2]

2)      pianta del palcoscenico con la posizione delle cosiddette quinte, degli scenari, compreso un elenco di questi; c’è inoltre il disegno di un ricco fondale riproducente uno splendido salone con statue nelle nicchie di cui si può attribuire la fattura ad un valentissimo disegnatore o ad un architetto.[3]

 

I documenti:

 

 

 

Fig.2: piantina del teatro antico di Petriolo

 

 

 

 

Fig.3: Studio del palcoscenico del teatro antico di Petriolo

 

 

fig.4 probabile studio di teloni per le scene

 

 

 

 

fig.5. Probabile studio per le scene

 

Purtroppo nessun foglio è firmato; per quanto riguarda invece la data a cui far risalire il teatro si può arguire che esso fosse precedente all’unificazione dell’Italia, infatti la scala riportata nella pianta è in palmi romani, misura lontana dal sistema metrico decimale, messo in uso dopo l’unificazione dell’Italia[4]. Inoltre presso l’archivio di Stato di Macerata, nel fondo di Petriolo esiste un documento[5] che dimostra che nel 1737 esisteva un teatro a Petriolo, di proprietà di Benedetti, il cui acquisto veniva proposto al Consiglio del Comune. Il ritrovamento di questo documento conferma i ricordi trasmessi alla signora Alba Tamburri da sua nonna, secondo la quale il teatro era settecentesco. D’altronde la decorazione in candidi stucchi della sala rimanda alle decorazioni dei sontuosi grandi palazzi dell’epoca dei quali è piena la nostra Italia.

Lo studio delle scene dimostra quanto fosse importante il Teatro per la vita sociale della nostra cittadina. Infatti la presenza di sette teloni mobili e di scene fisse, per un totale di quindici, dimostra che c’era una notevole esigenza per eseguire rappresentazioni di una certa importanza e che quindi il Teatro non era considerato soltanto come luogo di aggregazione, bensì come centro della vita culturale della popolazione.

Il documento riportato[6] in figura 3 è ricco di didascalie, che riportiamo qui di seguito:

 

Teatro per Petriolo

M        Telo di città

L         Telone di giardino

K         Telo di Gabinetto

I         Telo di cortile

H         Telo di carcere

G         Telo di Bosco

F         Telone di Sala  

A         Prospetto del teatro

B          Scena fissa

C        Prima scena con tre canali

D        2° scena

E        3° scena

F        Telone per sala tirato indietro dalla scena E

G        Telone di Bosco tirato avanti dalla scena E  del bosco

H        Telone di carcere

I         Telone di cortile

K        Telone di Gabinetto

L         Telone di giardino

M         Telone di città

N          Telone di marina al muro

O          Scena dentro lo sfondo

P         Altra scena

Q          Altra scena

 

Le tre scene O, P, Q sono in due, cioè una fissa e l’altra che gira indietro chiudendosi a libretto. Quando restano aperte: quella segnata n°2 serve di accompagno al telone di gabinetto con la scena E chiusa. Quella segnata n°1, tirata indietro la scena E serve per carcere che accompagna il telone H. Quella segnata n°9 e girata la faccia della scena col n° 11 e 12 tirata indietro la scena E serve per il telone del giardino con la scena chiusa indietro si accompagna la città e finalmente con la scena E di casa……

Uno strappo sull’angolo sinistro, in basso, del  documento rende illeggibile la fine della didascalia.

 

La vita teatrale:

Ora che i documenti ritrovati in Comune e i ricordi della Signora Tamburri hanno “ridato vita” al teatro perduto di Petriolo, continuiamo a seguire i ricordi per conoscere la vita teatrale. Le voci e i ricordi rendono vivo e vicino il passato e proprio con il loro aiuto si può risalire ad una certa parte della apprezzata attività del nostro Teatro, il quale accoglieva abitualmente spettatori dalla vicina Pausula di allora.

Già verso la fine dell’ottocento andavano in scena spettacoli di una certa importanza come l’operetta con musica e canto dal titolo un po’ indecifrabile: “il Marmantile”, la quale richiederebbe una ricerca. Per certo vi partecipò una Signorina molto bella e brava che ne lasciò il ricordo nei racconti ai suoi nipoti, essendo morta a tarda età. Finita la grande guerra, nei primi Anni Venti il Teatro riprese la sua attività con le frequenti rappresentazioni di prosa da parte della Compagnia “Fratelli Bizzarri”” di Porto S.Giorgio. Sempre nei primi anni venti furono eseguite un paio di operette; gli artisti erano del posto così gli strumentisti che orchestravano i canti. Riuscirono brillantemente, sia per l’interpretazione sonora dei due principali interpreti molto applauditi e altrettanto per la bella messa in scena. Erano presenti dei forestieri che furono entusiasti. Una delle rappresentazioni era titolata “La gran Via”, riduzione di un’opera di Autore spagnolo; si riferisce appunto alla vita vivace e brillante di una strada di Madrid. Il successo dei due giovani fu ricordato a lungo, lei, la Signorina Bernasconi Arduina, lui Marzio Tamburri. Di quest’ultimo è tuttora custodito nella sua casa il cappello a cilindro che indossava insieme al frac nelle vesti di un gentiluomo cavaliere.

Quando andò in scena l’altra operetta “La pianella perduta nella neve” tutto il pubblico andò in visibilio vedendo ad un certo punto fioccare la neve, come fosse reale, per effetto di un’ottima conduzione scenica. I costumi poi degli attori venivano confezionati dalle sarte o nelle stesse famiglie degli interessati con attinenza di tessuti e di colori.

Negli anni trenta fu chiamato ad istruire e dirigere la Banda Musicale di Petriolo un maestro che veniva da Monte S.Angelo, provincia di Foggia, il Signor Luciano Gatta, il quale durante la sua eccellente attività, coadiuvato dalla Ins. Signorina Iole Bernasconi (che più tardi divenne sua moglie) e dalla sorella di lei Ins. Signorina Ida Bernasconi, realizzò una serie di operette di successo i cui attori appartenevano alle nuove generazioni. Silvio Ciabocco, per lo spettacolo “Il piccolo Balilla” si rivelò come giovanissimo tenore. Nello stesso periodo brillarono altri giovani, come Sorci Franco, Natali Maria di Margherita Tamburri ed ancora, in quanto l’attività del Teatro non cessò quasi mai, fu allestita un’altra bella operetta “Il rimpianto di Pierrot”, la quale ebbe una seconda edizione con interpreti altri giovani cantori, quali Antonietta Gismondi ed un giovane bersagliere capitato a Petriolo con una parte del nostro esercito che risaliva l’Italia dopo l’Armistizio. Questi, resosi libero, era tornato qui per sposare la brava soprano Antonietta Gismondi. Di codesta opera esiste un bozzetto di scenario dell’autore Marzio Tamburri:

 

 

Fig.6: scena disegnata da Marzio Tamburri per il Rimpianto di Pierrot[7]

 

Tante furono le organizzazioni di prosa e di Rivista, eseguite dalla gioventù maschile e femminile del nostro paese fino agli anni Quaranta e oltre quando si organizzavano spettacoli per beneficenza, visto che Petriolo ospitava un migliaio circa di sfollati da Civitanova e da Macerata, da dove, ritornata la pace dopo le vicende belliche, si organizzò una ottima Filodrammatica, che venne più volte a dare spettacoli di prosa nel nostro vetusto Teatro. Potendo interrogare cittadini e anziani si ravviverebbe la memoria di altre realizzazioni, come la nota commedia drammatica “Nonno Ercole”. C’è chi ricorda un giovane nativo di Corridonia, il quale era l’autista della corriera Petriolo-Pausula (siamo ancora negli anni trenta) il quale si rivelò un vero attore drammatico e con lui altri giovani paesani scoprirono la loro bravura nel recitare. Tra loro la passione conquistò Brambatti Mario, Gino Bernasconi, il quale più tardi divenne sacerdote, Werter Tamburri ed altri. Tante furono le repliche di questo lavoro che strappò lacrime ed entusiasmo nella popolazione che frequentava assiduamente il Teatro. Prova della viva funzione della sua attività. Andando avanti nel tempo trascorso, durante il quale il Teatro era ancora vivo, sempre grande fu la prestazione dell’ottimo Maestro di Musica Luciano Gatta, nonché di sua moglie Iole e la sorella di lei Signorina Ida. Mentre il Maestro si occupava degli strumentisti, le due Signore curavano la dizione e l’interpretazione degli improvvisati attori. Una vera gestione di attività culturale, suggestiva, trascinante.

Durante gli anni quaranta fu realizzata la commedia “Elisa di Rivombrosa” i cui interpreti principali furono Bruno Rocchi, Alba Tamburri ed uno straordinario solista e autodidatta di fisarmonica,. Ciccioli Filippo, un giovane la cui sfortuna era ripagata dal suo amore e dalla sua sensibilità e bravura nel suonare la fisarmonica con una finezza che prendeva il cuore. Nella suddetta commedia accompagnò il canto che si inseriva nella prosa. Anche questo spettacolo entusiasmò il pubblico e furono richieste repliche. Di tanto in tanto un insieme di giovani, ragazzi e ragazze, si mettevano insieme per ideare e tradurre in spettacolo alcune Riviste ricche di umorismo e di altre trovate fantasiose. Quando stanziarono qui le truppe del 2° corpo Polacco in riposo dopo Montecassino, nel Teatro si proiettavano films anche per la popolazione e tale attività è andata avanti più o meno fino agli anni ’60 ed in seguito è avvenuta la sua fine

Grazie all’appassionato cultore Giandomenico Lisi, riprese la sua attività con le commedie dialettali della Filodrammatica “Giovanni Ginobili”, non senza varie difficoltà, essendo anche di altro gusto le richieste della popolazione giovane del paese, propensa a genere di spettacoli leggeri molto vivacizzati da balletti e costumi moderni. Una delle ultime prose prodotta risale a qualche anno fa e fu incentrata sulla figura del grande santo Francesco di Assisi.

Anche le memorie possono andar perdute come l’esistenza del teatro originario, piccola conchiglia dalla cui attività, il comune senso di “sentire” si dilatava in un respiro culturale; pertanto ci si augura che questa cronistoria ricca di documenti valga a rendere indelebile il ricordo di quello che fu il Teatro di Petriolo dal Secolo “dei lumi””, il 700, fino alla metà del Novecento.

Nota

Il professore Stanislao Tamburri nel suo “Fanciullezza a Petriolo”[8]ricorda il vecchio teatro come un teatro ottocentesco con stucchi e damaschi rossi e tre ordini di palchi. A questo proposito i ricordi di Sandro Verdini, interpellato, collimano con quelli di Alba Tamburri, secondo cui cioè il teatro aveva due ordini di palchi.

 

                                                                                            



[1] In seguito dimostreremo che queste voci di popolo hanno una loro consistenza documentaria

[2]  Biblioteca Gorbini, Petriolo, Quadr. 00

[3]  Biblioteca Gorbini, Petriolo, Quadr.01, questo documento è composto da un foglio disegnato sulle due facciate. In una facciata è riportato il disegno del palcoscenico (fig.3) a sinistra e il disegno di un telone a destra (fig.4), nella seconda facciata è riportato il disegno di un altro telone (fig.5).

[4] Tavole di ragguaglio dei pesi e delle misure già in uso nelle varie provincie del Regno con peso metrico decimale, Stamperia reale, Roma, 1877,  Biblioteca Gorbini Su d II a 21

[5] Archivio di Stato, Macerata, fondo Petriolo, Registro atti consiliari 1734-1749; c.123 verso. Die 27 Ottobre 1737 si propone se pare di comprare dal Signor Gia:Benedetti il teatro al prezzo di scudi 35.

[6] Occorre puntualizzare che la grafia delle didascalie è tipica del ‘700

[7] Per gentile concessione della Signora Alba Tamburri

[8] S.Tamburri, Fanciullezza a Petriolo, Biblioteca Gorbini, Petriolo