Home>                                                                                                                    L’ULTIMO VOLO

 

Pannello scultoreo di Lino Gentili

Inaugurazione 30 Maggio 2009, ore 18

PETRIOLO

 

Gianfrancesco Berchiesi

 

 

In questa opera lo scultore Lino Gentili Lucertini Malaspina, usando il ferro, come materiale, e tre colori (nero, giallo ocra e acquamarina) crea uno spazio psichico i cui confini sono il vissuto, cioè l’immanente, di colore acquamarina e il trascendente, cioè il cielo, di colore giallo ocra. Un vortice di note musicali, simbolo della femminilità, permette il contatto tra queste due dimensioni e dà la forza al Cerilo stanco e provato, con l’aiuto della solidarietà (le alcioni), di volare tra il ricordo del passato (il mare dei ricordi color acquamarina) e il legame imperituro con l’AMORE che risiede nel trascendente, ma che turbina intorno a lui.

E’ una delle opere di più alta spiritualità del maestro Gentili, in cui per la prima volta tocca il tema della trascendenza. Questa opera pur avendo avuto l’incipit nella famosa lirica di Alcmane da Sardi “Se io fossi il Cerilo”, sposta l’ispirazione da uno spazio fisico (il volo radente sul fiore dell’onda) ad uno spazio psichico.

La cerimonia ha avuto inzio alle 17.30 in Sala Consiliare, presso il palazzo comunale di Petriolo, dove il Sindaco, che presiedeva il Consiglio Comunale, ha presentato il maestro Lino Gentili Lucertini Malaspina, tratteggiandone la vita artistica: gli studi, l’insegnamento all’Accademia di Brera, le numerose mostre, i monumenti creati all’estero nel suo frequente peregrinare. Infine ha parlato del crescente rapporto di simpatia creatosi, dopo la mostra delle sue opere organizzata presso il museo De Minicis di Petriolo e intitolata “Il percorso di un’anima tra sogno e realtà”. Questo rapporto è sfociato nel generoso impegno di creare un’opera per il muraglione di via del castellano. Inoltre il Sindaco ha fatto presente che il maestro Gentili collabora pienamente alla rivalutazione dello scultore De Minicis per il quale ha scritto alcuni articoli apparsi sulla pagina web del Comune. Infine il Sindaco ha conferito la cittadinanza onoraria consegnando al Maestro la pergamena e le chiavi della città.

Alle 18, preceduti dalla Banda di Petriolo e Majorettes, il Sindaco, gli assessori e i Consiglieri, le autorità, la popolazione e gli amici dello scultore si sono spostati davanti al Pannello scultoreo, che è stato scoperto con l’aiuto della Protezione Civile di Petriolo, riscuotendo subito un grande successo di Pubblico. Con il sottofondo musicale della Patetica di Beethoven magistralmente eseguita da Alessandra Tamburrini, il Prof. G.Berchiesi e la Dott. Laura Nalli hanno tratteggiato la valenza psicologica ed estetica dell’opera.

 

Una sintesi della presentazione dell’opera da parte di G.Berchiesi è la seguente:

            “Tre colori dividono lo spazio in tre dimensioni: giallo ocra in alto, il cielo, la dimensione del trascendente; nero al centro, la vita attuale nel dolore, acquamarina in basso, il vissuto, l’immanente. Il cerilo, aiutato dalle alcioni, come nei versi di Alcmane, vola portando dentro di sé il dolore. Il suo spazio, uno spazio psichico, è delimitato in basso dal mare dei ricordi, color acquamarina, in alto dal cielo giallo ocra. Nella poetica di Gentili, queste due dimensioni sono interconnesse per mezzo di un’essenza femminile, rappresentata dalla musica. Dal mare dei ricordi, infatti, la musica sale verso il cielo, ma dal cielo torna ad influenzare questo cerilo provato e stanco. Le linee guida che portano la musica dall’immanente al trascendente e le linee guida che scendono dal cielo verso il cerilo stanco impartiscono un movimento ciclico all’insieme dell’opera di grande spessore concettuale. L’immanente e il trascendente non sono dimensioni senza connessione, esse invero trovano un punto di contatto nell’Amore che questo pannello racconta.”

 

Laura Nalli ha così commentato l’opera:

 

          “E’ veramente apprezzabile l’idea di commissionare ad un noto maestro come Lino Gentili Lucertini Malaspina, una composizione scultorea ad ornamento di una via di Petriolo. A questo riguardo è da sottolineare che, un’opera che rappresenta una visione così intima dell’uomo, è piuttosto raro trovarla nell’arredo urbano di una città, dove più spesso siamo abituati a vedere, rappresentati nelle piazze o nelle vie, monumenti ai caduti, a personaggi storici della letteratura e dell’arte, sculture molto più legate agli avvenimenti storici delle diverse epoche, piuttosto che ad una dimensione così intima.

Infatti, proprio perché intima e profonda, questa è una composizione che non vuole solamente abbellire la città o riempire un muro che altrimenti sarebbe rimasto vuoto, tutt’altro. Va a toccare aspetti privati dell’uomo e così lo scultore sembra voler richiamare ogni singolo appartenente alla comunità ad un momento di analisi introspettiva, momento importante non solo per il bene di ogni uomo, ma anche per il conseguente buon funzionamento della comunità stessa che, per Lino Gentili, sembra manifestarsi attraverso questo volo sostenuto, dove due Alcioni sorreggono e accompagnano il Cerilo fisicamente indebolito dall’età. Nella composizione, infatti, i singoli animali si inseriscono in un assembramento d’insieme dove le cose funzionano proprio perché si lavora in sinergia e si dà importanza a comuni valori che sono appunto di natura spirituale.

Nel trasmettere questo messaggio, lo scultore ha saputo conciliare sia l’astratto che il figurativo, ad un primo sguardo quest’opera potrebbe apparire come figlia di un certo astrattismo, invece, le forme in essa rappresentate, sono tutte riconducibili a realtà figurative naturali, come appunto gli uccelli, ma anche le stesse onde marine, il cielo o le note musicali. Lino Gentili, evidentemente, grazie ad un lavoro di sintesi mentale e materiale, è riuscito a rivelare l’essenza di queste forme, lo spirito incontaminato racchiuso nel mondo naturale, trasmettendolo con efficacia in una poetica originale e quanto mai personale. La composizione scultorea quindi non è solo il risultato di un concetto estetico, ma soprattutto di un processo che nello stesso tempo è sia razionale che emotivo.

Ad una lettura più tecnica, si nota come il nucleo principale della scultura sia rappresentato dai tre uccelli che si librano in aria, ma più specificatamente il vero centro è proprio il Cerilo sostenuto, dove immediatamente confluisce lo sguardo dell’osservatore per poi spaziare nel contesto in cui appaiono il mare e il cielo unificati da una grande musicalità.

Dall’analisi del bozzetto alla composizione, pur essendo bidimensionale, è stato dato un impianto prospettico con punto di fuga centrale, ma in realtà le linee presenti nell’opera hanno cambiato direzione, l’impianto prospettico è stato variato con uno spostamento verso destra. Tuttavia, al di là di questo, dal risultato finale sembra che lo scultore abbia preferito accentuare la sensazione di movimento, piuttosto che rispettare scientificamente le regole della prospettiva: un movimento continuo, un turbinio costante che dal cielo porta al mare e poi, viceversa, dal mare al cielo  incessantemente.

Questa assenza di staticità si lega con il soggetto centrale, ovvero con la visione del volo dei tre uccelli e, come si sa, il volo è comunemente ritenuto un emblema del movimento, un movimento che, tra l’altro, non è mai uguale a se stesso, ma in continua mutazione, dovendosi adattare alle correnti d’aria.

Occorre ricordare che il volo degli uccelli, non è un motivo ricorrente e costante nell’opera di Lino Gentili, quindi la parte più affascinante del lavoro dello scultore sicuramente è stata quella di captare la dinamica del movimento e l’essenza del volo rappresentato in sequenza verso l’alto. Forse per dare maggior enfasi a questi aspetti, anche se la materia usata, come in tante altre sue opere, è il ferro, in tal caso però è stato lavorato in modo da dare una sensazione di grande leggerezza: al di là dei volumi compatti ed essenziali degli uccelli, ogni barra utilizzata sembra vuota come le loro ossa, davvero priva di peso.

Inoltre si nota anche la presenza di un inaspettato protagonista, il colore, che mai fino ad ora Lino Gentili aveva utilizzato sulle sue sculture in ferro, tenacemente scure e ruvide. Per permettere anche al colore di giocare il suo ruolo di leggerezza, il taglio con il passato è stato netto, le tinte utilizzate sono tenui, i toni del giallo e dell’azzurro sono i più delicati, quasi scompaiono sulla pagina bianca del muro sottostante, così da assecondare il movimento lieve dell’insieme dell’opera.

Nulla quindi sembra essere lasciato al caso, ma tutto è funzionale al risultato finale che lo scultore ha voluto ottenere.

Grazie all’esperienza e alla padronanza tecnica, derivanti da anni e anni di manipolazione di vari materiali, Lino Gentili, lavorando con essi, ma specialmente con le proprie emozioni, è riuscito a trasporre le sensazioni nella scultura ed ha potuto così infondervi i propri sentimenti.

Questa peculiare caratteristica dell’artista si ritrova sia nell’opera l’Ultimo Volo, dove le superfici sono assolutamente lisce, sia nei suoi lavori precedenti, in particolare mi riferisco alle sue originalissime sculture in ferro così ruvide e vibranti nella materia lavorata con una tecnica singolare ed innovativa, ospitate in diverse collezioni tra cui anche al  Museo Diego De Minicis di Petriolo.”

      

 

                Figura 1                             Figura 2                                                            

 

 

                                                                          
                                                                                                                          Figura 3

 

 

   Figura 4

 

 

Figura 1. Lino Gentili mostra la pergamena e la chiave della città.

Figura 2. Il Sindaco, gli Assessori e la popolazione circondano il Maestro alla presentazione     dell’Opera

Figura  3. Um nomento della presentazione di G.Berchiesi

Figura 4. Davanti al Pannello Alessandra Tamburrini esegue il II tempo della Patetica di Beethoven e Laura Nalli espone il suo commento estetico dell’opera. In fondo si intravedono le Majorettes.