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I Mulini

 

Il gruppo “rivivere Petriolo”, che coordino, attualmente ha rivolto l’attenzione sia al mulino storico di Petriolo, che al frantoio e alla cantina. Durante questo lavoro di ricerca archivistica e di raccolta di ricordi (attraverso interviste) è stato riportato alla luce un manufatto dell’antico vallato (ora scomparso), che portava acqua al mulino ed in questa fase al gruppo si sono aggiunti altri volontari per dare aiuto nel difficile lavoro di “deforestazione” di una piccola zona di campagna.  Gianfrancesco Berchiesi

 

Rivivere Petriolo: Pane, Olio e Vino.

Laura Vissani, Isabella Ciccioli, Francesco Cinquepalmi, Gabriele Saltari, Paolo Ciccioli

 

Presso la Biblioteca Gorbini del Comune di Petriolo è conservata una pianta topografica del 1783, a colori, che riproduce la valle del Fiastra e il Vallato, il quale, prendendo acqua dal Fiume Fiastra in vicinanza dell’Abbadia,  alimentava un mulino, rappresentato nella pianta come una casa in cui l’acqua del Vallato da una parte entra e dalla parte opposta esce.

 

 

Fig. 1: pianta topografica del vallato lungo il fiume Fiastra. In basso a destra si nota il mulino.

 

 

Fig. 1-a. Particolare del mulino

 

Inoltre in un documento del 1771, anch’esso conservato presso la Biblioteca Gorbini, si parla di questo mulino. Si tratta della stipula di un contratto enfiteutico fra la Comunità di Petriolo e il Conte Sabbioni di Fermo. In questo contratto si stabilisce che il Comune cede in Enfiteusi le proprie terre al nobile fermano, ma il mulino resta di competenza della comunità Petriolese. Analoga cura è sempre stata rivolta al vallato, come stabilito sia nel contratto enfiteutico sia in un documento conservato presso l’archivio di Stato[1]

Anche un toponimo “Via del Mulino”, cioè la via che scende dalla Porta Nuova al Fiastra ricorda che quella era la via per raggiungere questo storico mulino petriolese.

Il mulino ancora esiste ed è ubicato al pianterreno di un edificio rurale di Proprietà Paoletti; ha funzionato fino a circa quaranta anni fa, non più ad acqua, bensì ad elettricità; infatti del vallato non c’è più traccia[2]. Le due macine ancora ruotano e l’ambiente è molto suggestivo per il suo soffitto a volte e per la presenza di una profonda grotta.

I proprietari che si sono succeduti a memoria dell’attuale proprietario sono le famiglie Danti, Ciabattoni e Properzi.

 

 

Fig. 2: mappa firmata da Giulio Caradonna rappresentante il capovallato per il mulino, per la causa tra il Marchese Gaucci, affittuario della Rev.Camera Apostolica per il vallato e la comunità di Petriolo[3].

 

Fig. 3: l’ambiente a volte, il vecchio frantoio

 

 

Fig.4: l’ambiente a volte in un’altra angolazione. In basso a destra si vede “lu carratacciu”.

 

 

Fig.5: l’ambiente del mulino, le due macine (ancora ruotanti). Dalla parete dietro le macine, in passato scendeva l’acqua.

 

 

Fig.6: il retro della casa. Il proprietario attuale mostra il punto dove giungeva il vallato. L’acqua approssimativamente entrava dove si vede la macchia bianca nel muro.

 

Attualmente si entra nell’ambiente della figura 5, dove sono ubicate le due macine ancora ruotanti. La stanza è stata visibilmente divisa in due stanze da un muro a foglio, per creare un deposito per una ditta di scarpe. Quindi l’ambiente del mulino attualmente risulta più piccolo di quello originario.

L’ambiente a volte, adiacente alla stanza delle macine, rappresentato nelle figure 3 e 4 era adibito a frantoio. La macina del frantoio non è più in loco perché è stata trasportata nella nuova sede dei Paoletti nel paese.

Per avere più chiare le idee su questa importante struttura del paese è stato intervistato Primo Paoletti, che insieme ai fratelli è il proprietario, e che ci ha fornito le seguenti informazioni:

Prima dei Paoletti sono stati proprietari del mulino (a memoria loro) i Danti, i Ciabattoni e i Properzi. Il nonno di Primo, Nazareno (detto Rigo), lavorava già nel mulino come operaio sotto i Ciabattoni.

Nella foto 4, a destra  in basso, si vede il bordo di una vasca: era “lu carratacciu”, ovvero una vasca di decantazione, dove colava la spremitura dell’oliva e dove l’olio si separava dalla parte acquosa. L’olio dopo la decantazione veniva separato dalla sottostante parte acquosa raccogliendolo mediante un piatto. Le macine del frantoio erano fatte girare da un asino bendato. Questa informazione è giunta a Primo attraverso il racconto del padre Remo e del nonno[4].

Le macine del mulino invece ai tempi del padre di Primo (che ricordava questo fatto) erano azionate dalla caduta dell’acqua del vallato che arrivava al mulino nel punto detto “sfota”. Remo Paoletti raccontava al figlio che quando l’acqua del fiume Fiastra ,cresceva di livello, per evitare che un eccessiva pressione dell’acqua nel Vallato rompesse la “parata” si recava al Capovallato in località Abbadia e lì si immergeva a piedi e gambe nudi (dato che a quei tempi non si trovavano i gambali) per chiudere il vallato. Nei mesi freddi, durante questa operazione si formavano dei piccoli ghiaccioli sui peli delle gambe. Secondo il padre e il nonno di Primo, il fatto che il vallato fosse curvo e non diritto aveva una ragione: ciò evitava all’acqua di prendere velocità eccessiva.

L’acqua una volta uscita dal mulino ritornava poco dopo al fiume.

Il vallato quindi fino ai primi anni del ‘900 era una risorsa importante per il paese, fornendo energia per la rotazione delle macine. Esso era tenuto con cura dai proprietari del mulino ed anche da tutta la popolazione. Quando l’energia elettrica sostituì l’energia idraulica, esso decadde rapidamente e fu lentamente interrato sicché al giorno d’oggi non è più riconoscibile, anche perché il filare di querce che correva lungo gli argini fu abbattuto nel tempo e di questo fatto ne ha memoria anche Giovanni Ciccioli, con cui abbiamo parlato; quindi data l’età del Signor Ciccioli l’abbattimento può essere datato intorno a 50 anni fa. Restano solo alcuni esemplari di quelle querce, fig.7

 

 

Fig.7- alcuni alberi che costeggiavano il vallato.

 

Ma ciò che è più sorprendente è che da tutta questa distruzione si è salvato un manufatto del vallato e cioè un ponticello in mattoni che permetteva al vallato di superare il fosso detto Rio, che corre perpendicolarmente alla direzione del vallato. E’ stato il Signor Giovanni Ciccioli ad indicarci il luogo dove a suo parere doveva essere presente questo residuo. In effetti era completamente nascosto da terra, canne, sambuchi ed erbaccia. Una robusta “deforestazione” del tratto interessato ha portato alla luce il ponticello a cui mancano le spallette, Fig.8:

 

 

Fig.8. Il ponticello dopo la robusta cura di deforestazione

 

Il signor Giovanni (Nannì) Minnozzi, detto Canullu, ricorda il momento della perdita delle spallette; dopo la chiusura del vallato i mattoni, di proprietà di Paoletti, furono presi dal proprietario. Canullu ricorda anche quando le donne andavano nel ponticello e vi lavavano i panni, tanto che, Giovanni Ciccioli ricorda che il nome consueto di questo luogo tra la popolazione era “la trocca”.

 

Esiste inoltre un mulino di storia più recente, che ha funzionato fino a pochi anni fa, ubicato al centro del paese. E’ in perfetto ordine ed è un esempio di mulino novecentesco. Ubicato in un edificio a mattoncino, pur essendo l’evoluzione moderna del mulino precedente ha un grande fascino perché ha anch’esso un sapore antico rispetto alla tecnologia attuale. E’ attualmente di proprietà Natali.

Inoltre è degno di nota ricordare la presenza di un antico frantoio, in una proprietà della parrocchia ubicata sopra le mura castellane. Nel passato apparteneva alla nobile famiglia dei marchesi Savini-Catalani. La stanza in cui si trova ha un soffitto a volte, intorno alla base in mattoni in cui una volta ruotavano le macine è ancora visibile un solco, forse il camminamento dell’animale destinato a far ruotare le macine. Non è ancora stata fatta una ricerca archivistica e quindi non è possibile fare una datazione precisa, ma sicuramente risale al settecento.

 

Fig.7: il corpo tronco conico su cui ruotavano le macine e l’asse attorno a cui ruotavano

 

 

Fig.8: lo stesso corpo tronco conico

 

Fig.9

 

 

Fig.10: il camminamento dell’asino alla base del corpo tronco conico



[1] c. 7 verso – c. 8 recto

die 3 aprile 1734

secondo° se pare di devastare il recinto di mura delle o delli casulani o catalani dietro il Molino, ad ufficio poi di servirsi di detta pietra per fortificare il vallato nel sito di cinque bidolli tanto più che dette muraglie sono già principiate a devastare et ad andare in mala parte dicta pietra.

Illustrissimus signor Giovanni Angelisti unus ex conciliariis et consultor … consoluit … infra …

Supra secondo° lodo che si devasti le muraglie che sono inutili dietro al mulino, e che con detta pietra si riatti, e si fortifichi il vallato nel sito de cinque bidolli..

 

[2] Il signor Giovanni Ciccioli ha raccontato che, quando l’uso dell’elettricità ha  reso inutile il vallato, questo ha perso importanza, si è interrato e in parte è stato inglobato nella zona industriale. Mentre il mulino alla fine della sua storia era ed è ancora di proprietà dei Paoletti, il vallato era rimasto di proprietà dei Danti, che hanno permesso i passaggi di proprietà per usucapione agli interessati.

[3] Presso l’archivio di stato di Macerata esiste un riferimento di questa causa

c. 182 r – c. 184 verso

30 marzo 1739

Primo° venendo agirata questa nostra comunità dal signor … Agente dell’Illstrissimo signor marchese Gaucci che tiene in enfiteusi la tenuta della Camera in contrada di Canalecchio mediante la fatica di un processo che fabbricato avanti il signor Governatore di Tolentino ad istanza del medesimo signor Sonni, che pretende impedire in prendere l’acqua al fiume pubblico Fiastra per introdurvi nella chiusa del Vallato per uso del molino frumentario di questa comunità mentre lui medesimo … certi fittoli, e spini del dicto fiume acciò l’acqua non imboccasse nella chiusa questo ad immemorabile la comunità ha goduto, è posseduto non solamente il terreno dove sia presente m.te  il vallato ma ancora in esso terreno l’effigie, è  sc.a  del presente vallato et altri vallati antichi il sito di detta chiusa et il iusso di prendere l’acqua di nel detto fiume  di Fiastra come potranno attestare homini vecchi di questo luogo però si propone di eleggere il signor Camillo Buzzoni [priore?] accreditato in Roma per poter difendere le ragioni di questa comunità, è iusso, è manutenzione si di prender l’acqua chiusa, è vallato nel sito, è luogo dove sempre è stato e che …… soni, e citare e di fare citare si il signor capitano Sonni, che il signor Priore Fiscale di Tolentino per la circoscrizione del processo preteso …, è fare ridurre la causa al giudice civile e deputare a tale assetto di signori Antonio Giovanni Bollici e Felice Corazza per assistere a detto lite ed a ciò non si negligenti [nel] negozio di tanto affare se mai bisognasse mutar … in posto del consiglio di costituire novo priore.

E perché fa di uopo vendere inteso monsignor illustrissimo governatore per ottenerne ancora la licenza per la spesa della lite, e cauzionarlo delle ragioni si propone spedire il signor Eusebio de Santis da sua Signoria illustrissima con assegnargli giulivi cinque al giorno per sua provisione.

Il signor Angelisti unus ex conciliariis animo surgens medio juramento tactis consuluit…

Super primo lodo che la comunità assuma la sua difesa in Roma per mantenersi in possesso ab immemorabile tempo è goduto, e continuano si di vallati, chiusa e di prendere l’acqua nel fiume si offra … siti, i luoghi dove presente sono e che sono stati per il possato per uso di questo molino, e che si leghi il signor Camillo … con facoltà alli signori residenti di … ogni mezzo di prova e di fare ogni necessaria spesa mentre così … richiede il danno notabile, che ne vorrebbe al publico e farà citare come si dice nella proposta il signor capitano Sonni e priore fiscale, e accadendo mutar priore di convocarsi novo consiglio, e costituire un altro, e siano deputati li signori Antonio Giovanni Bollici, e Felice Corazzi.

E perché monsignor illustrissimo governatore resti appieno informati della comunità, e si degni dare la licenza ogni e qualunque spesa necessaria per detta lite riuscendo di troppo danno notabile al popolo gli si togliesse tal iusso lodo che si spedisci il signor Eusebio de Sanctis deputato con lo stipendio di cinque giulivi al giorno per suo stipendio.

 

[4] Primo Paoletti ricorda che le macine erano di due tipi: quelle per l’oliva erano di pietra locale, mentre quelle per il grano erano di pietra della Maiella.