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Commemorazione di Antonio Mollari e mostra documentaria dal 24/4 al 6/5 2006.

Petriolo (MC)

 

 

A.Mollari: pianta topografica della strada che da Petriolo conduce a Loro Piceno. Particolare del progetto del ponte sul fosso Valliccione. Biblioteca Gorbini di Petriolo

 

Il 24 Aprile 2006 il Professor Giuseppe Cruciani Fabozzi ha inaugurato la mostra documentaria su Antonio Mollari con una conferenza in cui ha ripercorso le tappe più significative dell’esistenza dell’architetto:

 

L’architetto nasce  a Montolmo da famiglia di capomastri ed è quindi da considerarsi figlio d’arte. Non tutti gli studiosi che si sono interessati a lui hanno riferito della sua nascita marchigiana. Alcuni lo trattano come architetto romano, confusi forse dal suo modo di firmare; infatti alcune volte si firma “architetto romano”[1].

Studia a Roma presso insigni maestri. Quali? La documentazione è lacunosa a questo proposito e non si conosce con precisione presso quale istituzione abbia studiato

Il debutto avviene a Trieste con grande successo, anche se non privo di difficoltà e di inimicizie ascrivibili alla gelosia dell’architetto concorrente M.Pertsch. A Trieste i lavori di edificazione del palazzo della borsa terminano nel 1806.

Successivamente ritorna nelle Marche, dove compera una casa a Macerata in Via S.Maria della Porta 979 (odierna 45?)[2]. Qui svolge le mansioni di ingegnere del Dipartimento del Musone. A causa del difficile momento storico in cui nelle Marche si alternano vari governi, ed egli deve sapersi muovere fra loro: governo pontificio, austriaco e francese.

L’amicizia con il cardinale Rivarola gioca a suo favore quando, terminato il periodo napoleonico, torna a lavorare nello Stato pontificio. Infatti viene chiamato in Umbria dove restaura il palazzo comunale di Foligno, le chiese di Buti e Scasali, S.Maria degli Angeli[3].

La sua morte avviene a Roma, dove viene sepolto al Verano. Oggi la sua tomba non si trova, ma esiste una foto della sua lapide, da cui risulta la data della sua Morte.

 

Gli ultimi Mollari ricordati dall’Ing. Fausto Carratù.

 

La famiglia Carratù, composta da due fratelli, uno medico ed uno ingegnere venne casualmente in contatto con i bisnipoti dell’architetto (sei, di cui uno benedettino). Infatti il dottor Carratù fu chiamato a curare uno dei fratelli Mollari a causa dell’indisponibilità del loro medico di famiglia. Da questo fatto nacque una grande amicizia che si estese anche all’ingegnere. I fratelli vivevano molto uniti, dividendosi tra la loro casa di Roma e una fattoria che avevano alle porte di Roma, dove coltivavano le verdure. Nessuno si era sposato e quindi la discendenza dell’architetto si interruppe alla loro morte. I cimeli di famiglia riferibili all’architetto sono quindi passati, per volontà testamentaria all’ingegner Carratù.

L’ingegnere ha posto l’accento sul fatto che nella famiglia Mollari i figli siano nati, in ogni generazione, nell’età matura dei padri. Così Antonio, l’architetto,  ebbe Luigi intorno ai 40 anni, e così accadde anche nelle generazioni successive fino all’ultimo Antonio, nipote dell’architetto, che morì lasciando i figli piccoli. Secondo l’ingegner Carratù quindi non c’è stato un travaso generazionale di informazioni da una generazione all’altra e ciò ha contribuito non poco a questa cappa di silenzio che grava sopra la figura del Mollari. Tra i cimeli in possesso dell’ingegner Carratù vi sono anche due quadri ad olio, uno raffigurante l’architetto e l’altro la moglie Josepha Genhan con il figlioletto Luigi. Due riproduzione fotografiche dei quadri sono state esposte alla mostra.

Ora l’ingegnere Carratù sta tentando di ritrovare il luogo dove sono conservati i resti dell’architetto, dato che la tomba originaria, non più reperibile, può essere stata demolita per la costruzione del quadriportico del Verano.

 

La mostra:

ha raggiunto lo scopo che si prefiggeva, cioè rimuovere la cappa di silenzio che incombe sulla memoria dell’architetto. Infatti numerose persone hanno visitato la mostra e molte di queste hanno chiesto informazioni sulla figura del personaggio. L’ordine degli architetti si è mostrato molto interessato all’evento ed ha auspicato che abbia un seguito in uno studio più ampio. La bellezza dei disegni del palazzo della borsa di Trieste e del disegno del palazzo comunale di Foligno hanno veramente conquistato i numerosi visitatori, ma ciò che più li ha impressionati è stata la pianta dei pali di fondazione del palazzo della borsa di Trieste. Tutti sono restati attoniti davanti a quel disegno, che mostrava l’eccezionale palizzata e l’abilità tecnica dell’architetto. Il titolo della mostra: Antonio Mollari tecnico ed artista, è stato veramente appropriato. La sua perizia tecnica e nel contempo il suo gusto per il particolare, che abbellisce lo schema tecnico fino a portarlo a livello di pittura è chiaro anche nelle cinque tavole di Petriolo, visionabili su questo sito sotto la voce “mappe”.

E’ noto che il progetto di Mollari del palazzo della Borsa fu criticato dall’architetto Pertsch a causa della sua forma trapezoidale, ironicamente denominato a “bara”. Gli architetti che hanno visitato la mostra lo hanno giudicato invece molto moderno in quanto il progetto sa inserirsi nel tessuto urbanistico.

Questa mostra era, nelle nostre previsioni, una mostra difficile. Ci hanno confortato invece sia l’ insperato afflusso di visitatori sia l’interesse che ha suscitato, e tra i fruitori ci piace ricordare gli alunni della V elementare di Petriolo e i loro insegnanti. Anch’essi si sono soffermati moltissimo di fronte alla tavola della palizzata di fondazione chiedendo anche i dettagli come il numero dei pali e la loro distanza e chiedendo se ancora regge il peso del palazzo. Tutti i dettagli di costruzione sono riportati nel libricino (presente alla mostra), probabilmente scritto dallo stesso Mollari e pubblicato a Macerata, presso Cortesi, nel 1809.

Il catalogo della mostra può essere ottenuto mediante semplice richiesta al Comune di Petriolo, usando la finestra info in questo sito.

 

Il comitato organizzatore:

Laura Vissani

Isabella Ciccioli

Gianfrancesco Berchiesi

 

 

 

 

 



[1] come dimostrato dai molti documenti esposti alla mostra firmati: Antonio Mollari architetto romano. In un documento è nominato come Antonio Molari: si tratta del documento in cui la Commissione della Borsa certifica che l’architetto ha eseguito i lavori del palazzo della Borsa con perizia e diligenza

[2] L’atto notarile è stato esposto alla mostra e fa parte della collezione Carratù

[3] Alla mostra è stata esposta una lettera (collezione Carratù) del Rivarola, che invita il Mollari a Perugia per conferirgli degli incarichi di lavoro