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Silvano Mazzarantani, ovvero Novecento

 

 

Se nella pittura cerchi il dettaglio, l’orpello, non andare nell’atelier di Silvano Mazzarantani, che si firma NOVECENTO, perché questo artista, pittore, scultore di metalli ha tutt’altra strada espressiva. L’emozione e l’esperienza generatrice vengono depositate nel suo intimo e lì restano per subire un processo di analisi dove vengono scomposte in quegli elementi primitivi, che sono il nucleo dell’emozione.

Ed è così che è nato il filone delle chiacchiere, dove la sedimentazione dell’esperienza generatrice con conseguente analisi e spersonalizzazione permette di ottenere un’atmosfera ironica, tendente al grottesco: una selva di occhi voraci e un tripudio di enormi bocche pronte a vomitare malignità. Per gli antichi Greci, la Fama era la terribile dea con le cento teste: tutto veniva a conoscere e tutto diffondeva. Silvano parte dalla diffusione della chiacchiera, dalla malignità, torna indietro, coglie gli elementi primitivi: gli occhi e la bocca e li usa come mezzi per composizioni ironiche. Non c’è più il bruciore per una malignità subita, perché quella esperienza è assai lontana nel tempo: è stata spezzettata, scomposta e tra i frammenti ottenuti il pittore ha scelto quelli più pregnanti per costruire un’immagine grottesca e sorriderci su.

 

Figura 1. Le chiacchiere

 

Nello stesso modo nasce il filone erotico: in questo filone primeggia il grande quadro su tavola con tecnica mista, riportato in figura 2.

Figura 2. Sogno erotico[1]

 

Tre forme volteggiano in un liquido denso di colore rosso. Non sono più creature, ma forme foriere di un messaggio, ormai purgato da ogni volgarità. E’ il grande mistero della vita, che si ingegna ad andare avanti e che trova la culla nelle forme proposte da Mazzarantani. Sono le forze primordiali della natura, che creano le pulsioni erotiche, che spingono alla ricerca dell’altra metà e che sfociano in questo sogno. Con le teste tese dentro questo liquido, queste forme esibiscono la parte del corpo femminile che più parla di vita, di amore, di vertigine emotiva. E’ un erotismo onirico quello che ne viene fuori, delicato e purgato da qualsiasi eccesso emozionale.

Le altre tele, pitture ad olio, sono spinte ancora di più dentro l’erotismo e rappresentano la “seduzione”, il linguaggio del corpo per trasmettere il desiderio.

Figura 3[2]

 

Il volto può non esistere (figure 4-6,8) perché è il corpo, con la sua postura, con i suoi morbidi abbandoni che parla al posto del volto. Anche in questo filone, l’autore ripesca dal suo intimo le emozioni vissute, ma dopo averle scorporate dall’eccesso di carnalità. Ciò che ne viene fuori è il linguaggio del corpo nel gioco erotico.

 

 

Figura 4[3]

 

E’ così che l’autore riesce ad esprimere l’ansia, la smania nel ricercare e sedurre l’altra metà. Dietro tutto ciò, che la nostra cultura ha accostato al concetto di immoralità, invece c’è la VITA, che per andare avanti crea mille sentieri, dai messaggi chimici degli insetti alle posture languide degli umani.

 

Figura 5[4]

Figura 6[5], olio

 

Figura 7[6]

 

Figura 8[7], olio

 

Recentemente però,  Mazzarantani ha spinto la ricerca del filone erotico ancora più in profondità. Se finora aveva studiato le posture languide e fascinatrici della donna, recentemente si è spinto verso un linguaggio molto più sensuale, dove leggi la smania erotica divenuta incontenibile, dove vedi l’offrirsi di un corpo annientato dalle forze primordiali della vita, privo ormai di ogni controllo razionale. E’ il delirio erotico, che viene proposto in queste sue ultime opere.

Figura 9

 

E’ una seusualità forte, dove il corpo si apre alla vita, non ammicca più, non si esprime per sottintesi, ma parla un linguaggio diretto (figure 9,10). E’ un’ambascia sessuale che emerge da queste pitture. Non è quindi la donna, ma è la femmina, inserita nei piani della NATURA, spinta dalle forze di Afrodite. Anche da altre tele con i grovigli di corpi nudi scaturisce una sorta di ansia carnale, un erotismo rivissuto in forma di delirio onirico.

 

figura 10

figura 11

figura 12

figura 13

figura 14

figura 15

 

E’ un fiume in piena di corpi femminili, che travolgono; sono quasi thanatos più che eros: è la rappresentazione del turbine erotico. E quando Mazzarantani ritorna ad essere il cantore di una femminilità più intima questa è comunque più scomposta (Figure 16-17), è come se la donna fosse un’idea ossessiva e distruttrice, più che foriera di vita come nelle prime opere di questo filone, dove anche se più raramente di tanto in tanto ritorna (figure 18-21).

figura 16

 

figura 17

figura 18

figura 19

 

 

figura 20

figura 21

 

              

                                                                                Figura 22                                                                Figura 23

 

Figura 24

 

 

Gianfrancesco Berchiesi



[1] Proprietà G.Berchiesi, Petriolo

[2] proprietà dell’autore

[3] Proprietà dell’autore

[4] Proprietà dell’autore

[5] Collezione G.Berchiesi, Petriolo

[6] Proprietà dell’autore

[7] Collezione G.Berchiesi, Petriolo