Rivivere Petriolo: alla ricerca dei talenti nascosti

 

Luigi Lisi, aedo epico pittorico

G.Berchiesi

 

Penso, a volte, agli antichi progenitori, che dopo una caccia estenuante, rilassati dentro la loro caverna, dipingevano sulle rocce le lotte appena concluse. Forse integravano il disegno con un loro racconto. Forse esageravano il fatto vissuto nel senso che ingrandivano i pericoli, divinizzavano i partecipanti, creavano per così dire, la prima storia illustrata. Nasceva il mito. Poi questo barlume creativo prendeva strade diverse. La pittura diventava geroglifico, poi simbolo fonetico e nasceva la scrittura. La scrittura aveva tutto uno sviluppo particolare: dagli antichi rapsodi epici, ai moderni romanzieri; la pittura, fedele erede di quegli antichi disegni, si sviluppava come espressione del mondo personale ed intimo del pittore. Ma queste due espressioni comunicative, l’immagine e la parola, recitata o scritta, sono poi tornate ad integrarsi per costituire la storia illustrata. Nella storia illustrata la parola e l’immagine non sono fine a se stesse, ma si integrano a vicenda ed è la sapienza del creatore a trovare il giusto equilibrio finalizzato alla migliore comunicazione. Il commercio, che incombe sulla nostra società, ha fatto sì che questo tipo di comunicazione subisse una trasformazione tale che si può scrivere la seguente proporzione: la storia illustrata sta al fumetto commerciale come lo zabaione della nonna sta al ripieno dei bignè del pasticcere.

Io ho avuto la fortuna di conoscere una persona che giorno giorno crea, anima, sviluppa il suo personaggio, Khuno il mancino, lo cresce, si preoccupa che appaia come è nato nella sua mente, dosa immagine e parola. Dosa i tempi di una scena, modifica, rielabora. E l’effetto è travolgente! Apri il volumone e subito precipiti nella fantastica città di Pleione, dove i colori dell’aurora dominano sovrani, dove gli alberi, gli animali creano paesaggi da sogno, in cui i personaggi scultorei vivono le loro avventure. Non trovi il brigantello che pervade i giornali ogni giorno, non trovi l’uomo o la donna che incontri al supermercato. Quando apri quel volumone entri in un mondo dove esiste il bene e il male, dove c’è lotta , ma in una dimensione titanica. Khuno ha il corpo, l’ardire e il sentire di un semidio omerico, Pleione dalle morbide forme è una di quelle eroine greche per le quali non esistono le mezze misure. Khuno e Pleione hanno la luce dalla loro parte e devono combattere le tenebre, rappresentate da Grifone. L’eterno dualismo Luce-Tenebre, Bene-Male in questo racconto vive in dimensioni inusuali, dove sentimenti, forza, coraggio, lotte e tradimenti sono a livello sovraumano. Ma sopra tutto ciò dominano sia la grande sensibilità artistica sia la professionalità notevole di un pedagogista, che tempera l’estro creativo con la riflessione. Sto parlando di Luigi Lisi, petriolese di nascita, corridoniese di adozione.

Leggere le sue storie (leggere è la parola giusta perché anche la pittura va letta) è come farti prendere per mano dall’estro creativo per lasciarti condurre in una dimensione diversa dall’usuale. C’è infatti una barriera tra reale e immaginario, ma non è univoca per ogni uomo. Diciamo che esiste una zona di confine tra la cruda realtà e l’immaginario sconfinato. In questa zona a volte cerchiamo di penetrare, ma fino a qual punto ci spingiamo in questo andare? Di solito torniamo indietro spaventati dal nostro stesso ardire. Ci sono poi degli eletti che lo superano e penetrano in quel mondo o in quei mondi personalissimi dove tutti i sogni si realizzano, dove le nostre negatività si annullano, dove tutto è grande sia il bene che il male, dove il bene alla fine trionfa, dove solo gli eroi hanno spazio. E’ in questo spazio che penetra Lisi, spazio dove rivive sotto il suo alter ego Khuno il mancino. Seguiamolo in questo mondo dove non esiste la mediocrità, ma tutto è bello, grande, eroico.

Che la dimensione della storia sia epica è chiaro: a) gli eroi splendidi nella loro perfezione, come nel mondo greco in cui impersonano dei modelli, delle idee; b) il sovrannaturale che vive con il mondo naturale come negli antichi canti omerici in cui il fiume-dio Xanto, figlio di Zeus, combatte al fianco dei Troiani, in cui il dio Febo scaglia le frecce sui soldati. L’autore non ha scelto casualmente un’ambientazione classica, perché questo è il suo modo di essere, che non ammette mezze misure.

Se l’antico aedo raccontava storie accompagnadosi con la lira, ed usava quindi la voce e il suono come mezzi di comunicazione, Lisi come mezzi di comunicazione usa l’immagine e i colori (la parola scritta è molto limitata) e quindi il colore nel suo caso gioca lo stesso ruolo del suono dell’antico aedo. Non posso classificare Lisi nel campo dei fumettisti, perché a questa parola è associata un’idea di pressapochismo, di commercialità. Mi sento nel giusto solo se lo definisco un antico aedo pittorico, un antico spirito greco che attraverso secoli e secoli è venuto tra noi per prenderci per mano e condurci in dimensioni nuove. E’ il compito dell’arte.

In questo documento volutamente inserisco solo tre immagini perché sia chiara la dimensione dell’opera di cui parlo. Ma si rammenti che l’opera intera è composta da cinque raccoglitori ognuno dei quali racchiude circa 60 fogli acquerellati di formato A3. L’autore, persona squisita ed affabile, sarà lieto di mostrala a chi lo chiederà.

 

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Fig.1. La nascita di Khuno. L’eroe, racchiuso in una fascia di luce, viene portato sulla terra dal dio uccello Airone azzurro.

 

Fig.2. Il vecchio re

 

Fig.3. Morte e distruzione nella titanica lotta tra bene e male