Home>                                                                                La voce dei sassi

 

Gianfrancesco Berchiesi

 

Una tela, una pietra, un legno, come pure un colore, un pennello sono materia che sotto l’occhio sensibile di un artista possono passare in una dimensione diversa ed acquistare quella vitalità che farà da tramite tra l’artista e l’osservatore.

In un paesino delle Marche, Porto S.Elpidio, sviluppatosi tra la statale e la riva del mare, vive una giovane signora, che nei suoi momenti liberi ama “dialogare” con i sassi, quelli piatti, lavati dallo sciacquio delle onde, che numerosi formano la spiaggia del paesino. “Dialogare” non è stato scritto a caso, né è stato scritto per creare il personaggio. Infatti le cugine o le amiche, che l’accompagnano nelle passeggiate lungo il bagnasciuga, tutte confermano che, passeggiando, di tanto in tanto rimuove con il piede un sasso, lo prende fra le mani, lo guarda in tutte le angolazioni, poi.....o lo getta via oppure lo accetta e finisce nella borsetta. Questo è il primo passo del processo creativo, in cui la forma, la grandezza il colore debbono trovare corrispondenza con le immagini che albergano nella sua mente, in attesa di essere ritratte.

 

Figura 1: Ninfea

 

Può essere una ninfea, che fa capolino nei suoi ricordi di bambina quando la grande vasca di Villa Fonteserpe, fiorita di ninfee, era il teatro dei suoi giochi, oppure la leggiadria di un pettirosso, delicato, minuscolo, che accompagna i nostri inverni, a suscitare quell’emozione che la portano a dare una nuova dimensione al sasso.  Il sasso non è solo un supporto ai colori, ma è parte integrante dell’oggetto che ella realizza. Nella figura 1 la ninfea esplode nel rigoglio della sua maturità nella parte grande del sasso, pervadendolo con l’esuberanza della vita, poi il sasso si restringe e accompagna l’occhio lontano verso le rocce e il volo di uccelli. Ma l’occhio non si perde lontano, ritorna subito a quel fiore maestoso, prorompente, che rigurgita vita e sensualità. Che dire del pettirosso! Un patuffolo di piume nell’angolo alto del sasso, che si chiude intorno a lui come un nido, ci guarda con quell’occhio vivo, come a volte capita di osservare nei nostri giardini, quando uno di questi uccellini saltella intorno a noi.

 

Figura 2: il pettirosso

 

Di ogni soggetto sa cogliere quell’elemento che lo contraddistingue, per cui l’immagine risulta viva, reale, ma di quella realtà che sottolinea senza  fotocopiare. Un esempio è il trittico delle mucche:

 

Figura 3: Le mucche

 

Lo sguardo buono, tranquillo della mucca nella pittura centrale richiama dai nostri ricordi l’idea “georgica” della campagna, la vista a tergo della terza pittura con le mammelle gonfie di latte e quella posizione sottolinea con delicata ironia l’incedere lento e goffo.

 

Figura 4: il leone

 

Anche per il leone l’adattamento del soggetto al sasso è evidente. Ha dovuto mettere qualche tocco di colore, ma quel sasso è indubbiamente il muso del leone. La pittura gli ha conferito poi un’ aria solenne, come pure la sua bocca socchiusa.

 

Figura 5: i Koala

 

Non c’è forzatura, i due Koala sembrano a casa loro nel sasso. L’armonia tra l’immagine e il contenitore-sasso è una nota caratteristica di questi dipinti.

 

Figura 6: la zebra

 

La zebra sembra affacciarsi dal sasso con il suo aspetto fiero, come se balzasse fuori.

 

Figura 7: i mici

 

I mici, curiosi, attenti o le bamboline tra i girasoli o il paese naif a mattoncini o il paese innevato sono altrettanti esempi della delicata armonia tra soggetto e supporto materiale e della poetica osservazione della natura, senza mai fotocopiarla, ma reinterpretandola.ì

 

Figura 8: Bamboline tra i girasoli.

 

 Bamboline con volti senza connotati, piccole, dominate dalla maestosa vitalità dei girasoli. Sembrano quasi secondarie alla magnificenza dei fiori, eppure la loro presenza è importante e lo sguardo corre dal girasole alle bamboline ed è su di loro che si sofferma, attratto dall’enigmatica trasparenza dei loro volti.

 

Figura 9: paesaggio naif.

 

Un delicatissimo sogno fissato dai colori

 

Figura 10: Paesaggio sotto la neve.

 

Le finestre illuminate, i lampioncini come fiammiferi, il silenzio della neve sono messaggi di serenità e di calore familiare

 

Anche i frutti di ippocastano, così armonicamente contenuti nel supporto, hanno una loro poesia.  L’accostamento tra il frutto chiuso, le due metà e il terzo ancora semichiuso con la brattea bianca da cui occhieggia il frutto è un linguaggio che si origina da immagini naturali ma trasmette il mondo interiore riflessivo  e poetico dell’artista. In questo ultimo caso sembra parlarci del ciclo della vita. E’ un mondo riflessivo quello dell’artista, che osserva e coglie l’essenza dell’immagine, e a volte nell’immagine creata trasmette anche la forza, la vitalità che vuole uscire fuori dalle gabbie e dagli schemi prefissati: la ninfea, la zebra. Delicatissimi sono i suoi dipinti di sogno, come le bamboline tra i girasoli, il paesino naif, il paesino innevato.

 

Figura 11: frutti dell’ippocastano, ovvero il ciclo della vita.

 

Poetico accostamento tra il frutto chiuso, quello che inizia ad aprirsi e infine quello aperto, che esibisce la carnosità dei suoi colori lucidi, quasi simbolo della pienezza della vita.

 

 

Figura 12: Immagini sacre.

 

 In queste immagini è ancora più chiaro come sia forte il legame tra la forma del sasso e la pittura. Il volto reclinato della Vergine, che sembra scorrere sul bordo del sasso, esibisce un’ aderenza tra l’atto materno di proteggere il figlio e il bordo del sasso che deve contenerlo.

Questi dipinti erano fino a poco tempo fà gelosamente custoditi, ora è possibile ammirarli in qualche mostra. Qui di seguito altri esempi della  creatività e del senso dello humour della pittrice Giovanna Fulgenzi.

 

Figura 13: Signore con cappello

 

Figura 14: Ripararsi dal freddo

 

Figura 15: Simpatiche coccinelle