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La morte in De Minicis

 

De Minicis affronta il tema della Morte almeno in due opere:

 

Il bozzetto del Monumento a Filippo Corridoni[1]

Il bassorilievo Assalto all’Avanti[2]

 

Ambedue queste opere nell’affrontare il tema della morte hanno molti elementi comuni:

1)      alcuni riferimenti o ad eventi o a espressioni stilistiche fasciste che devono essere considerate normali data l’epoca in cui è vissuto l’artista.

2)      L’uomo morente è rappresentato con naturalezza, come un corpo mollemente cadente, privo di atteggiamenti retorici

3)      Esiste una contrapposizione tra il morente e altri elementi  dell’opera.

 

Del Monumento a Filippo Corridoni ho già parlato in un precedente articolo. Ora vorrei parlare dell’ASSALTO ALL’AVANTI.

 

 

 

L’assalto all’AVANTI e morte di Spadoni

 

 

E’ una composizone di otto elementi tra cui sette offrono all’osservatore una dinamicità plastica e volumetrica pur essendo un bassorilievo. I figuranti nella loro potenza scultorea offrono allo spettatore un’immagine possente di corpi ignudi con la loro carica di forza sia nella muscolatura che nella spinta in avanti e in alto. Il tutto viene ricompresso e nello stesso tempo compresso al di fuori del gesso. E’ una tonalità plastica di notevole fattura con dinamicità eccellente. Altresì si può notare la figura 8° che è un uomo che sembra non far parte dell’opera stessa. Il De Minicis vuol rappresentare la morte con la massima naturalezza non con l’imponenza delle figure da cui è circondato, ma come un corpo che cade come una foglia cade da un albero in autunno.

E’ qui che il De Minicis ha il suo punto di forza. Il contrasto.

L’imponenza scultorea del tutto, ma il tutto richiama la naturalezza della morte. Un corpo che sembra adagiarsi accompagnato da qualcosa o qualcuno dolcemente verso il basso. Il De Minicis nonostante il suo tempo ha saputo cogliere l’attimo, il momento di una naturalezza che possiamo definire degli anni 60-65. Le frastagliature, le pieghe degli abiti dell’uomo; le braccia ricoperte dalla muscolatura, questo è l’uomo derivato dall’epoca di Diego De Minicis, mai al mondo però gli artisti dell’epoca si sarebbero sognati di descrivere una morte con tanta naturalezza: Le braccia scese, il corpo semincurvato, la testa reclinata a destra. Con questo corpo semimuscoloso gioca una dinamicità plastica volumetrica con le altre figure e nello stesso tempo l’occhio dell’osservatore cadrà istantaneamente nella figura che si sta accasciando al suolo.



[1] Preparato per partecipare al Concorso indetto per la realizzazione del Monumento a Corridoni da erigere a Corridonia, nell’anno 1935

[2] La foto è pubblicata sul POPOLO D’ITALIA del 19/3/1935 e nella didascalia si precisa che l’opera di De Minicis è esposta al Castello Sforzesco di Milano.