Home>                                                                                      Lino Gentili Lucertini Malaspina espone al Museo Diego De Minicis

 

 E’ un’esposizione questa che vuole sottolineare come nei neri ferri di Gentili si nasconda un’anima, come il titolo della mostra mette chiaramente in evidenza:

LINO GENTILI: IL PERCORSO DI UN’ANIMA TRA SOGNO E REALTA’.

Le opere di Lino Gentili sono belle di per sé. Guardi un’opera sola e sei catturato perché c’è qualcosa che esce dal ferro per parlarti di giocolieri, suonatori, venditori di felicità, c’è qualcosa che ti obbliga a tornare bambino, a sorridere per piccoli indizi, piccoli gesti. Il suo linguaggio è diretto, non ha complicazioni, anzi è coinvolgente e ti trascina nel mondo incantato dei sogni dove ogni cosa è al posto giusto, dove un suonatore ti riempie di musica, il burattinaio ti fa sorridere. Ma la mostra vuole essere qualcosa di più, vuole spingerti a percorrere i sentieri già battuti da un’anima inquieta, protesa verso il sogno, ma colpita dai fortunali del destino, desiderosa degli affetti che le sono stati negati. Il percorso che Lino ci invita a compiere è quello non di un particolare uomo (egli stesso o un altro), no! E’ il cammino di ognuno di noi, che nel sentiero della nostra vita ci imbattiamo nei dolci paesaggi incantati, ma poi dietro l’angolo troviamo il vento sferzante del dolore, della precarietà, troviamo per qualche passo il sorriso di un amico e appena dopo l’invidia, la sordità del vicino. Il percorso espositivo quindi avrà un sapore Leopardiano, perché partirà dal Venditore di sogni, proseguirà verso il Suonatore di balalaika, il Giocoliere, il Violinista ma giungerà alla Tempesta e quindi alla drammatica sconsolata statua dell’uomo colpito che si appoggia per riflettere. Guardandolo sembra di udire il grido “perché non mi rendi quel che prometti allor?” La tempesta era stata talmente forte in un animo già provato dalla vita, che con questo grido l’autore pensava di chiudere definitivamente con il lavoro e di rimanere in silenzio. Ma il DNA umano-artistico di Lino Gentili è tale che risale le chine, erte che siano, ed ecco che dopo un po’ con una sorta di amara ironia crea Diogene, che con il lanternino va cercando la verità ovvero le risposte ai suoi quesiti esistenziali, si chiede se ci sarà ancora una stagione di melodie e intanto si incammina solo e senza musica nella strada della vita. Lino non si affonda nella palude del dolore cosmico, ma piuttosto si agita, si dibatte ed è in questo stato che dalle profondità del suo animo riaffiorano emozioni, dolori, spezzoni di vita vissuta che egli ricompone e, in un certo senso, razionalizza in una creazione nuova e straordinaria, con la quale vuole rappresentare l’origine del male, delle ferite, delle grida di dolore dell’umanità: LA MORTE DI ABELE. Sarà un’opera di forte impatto emotivo, e vorrei che fossero in molti a scoprirla visitando la mostra. Non è completamente figurativa, né completamente informale. Non è la mera riproduzione del primo fratricidio della storia dell’uomo, ma è qualcosa di più perché in una piccola composizione la sua idea generatrice ha saputo percorrere un tempo, il tempo tra la morte di Abele e la distruzione psicologica di Caino. Qualcosa di egualmente grande io ho avuto modo di leggere in Victor Hugo, nella Légende des Siècles:

 

Lorsque avec ses enfants vêtus de peaux de bêtes,
Échevelé, livide au milieu des tempêtes,
Caïn se fut enfui de devant Jéhovah,
Comme le soir tombait, l'homme sombre arriva
Au bas d'une montagne en une grande plaine ;
Sa femme fatiguée et ses fils hors d'haleine
Lui dirent : « Couchons-nous sur la terre, et dormons. »
Caïn, ne dormant pas, songeait au pied des monts.
Ayant levé la tête, au fond des cieux funèbres,
Il vit un œil, tout grand ouvert dans les ténèbres,
Et qui le regardait dans l'ombre fixement.
« Je suis trop près, » dit-il avec un tremblement.
Il réveilla ses fils dormant, sa femme lasse,
Et se remit à fuir sinistre dans l'espace.
Il marcha trente jours, il marcha trente nuits.
Il allait, muet, pâle et frémissant aux bruits…..

 

E la fuga di Caino continua fino all’annientamento: quello che Hugo ci fa provare in un poemetto, cioè l’autoannientamento di Caino, Gentili ci getta davanti agli occhi, con la forza che solo la sintesi può generare: tre soli pezzi in questa piccola composizione scultorea percorrono un tempo, il tempo della fine di Caino. Abele, il giusto è lì morente, colpito e genera un senso di pietà, ma Abele è l’incipit della storia, che si sposta temporalmente con le altre due figure della composizione. Caino non è sopra Abele ad infierire, perché appare spostato (temporalmente) e ridotto ad un cumulo di materia informe e, cosa che risiede nel DNA artistico-psicologico di Lino Gentili, assorbito dentro al Triangolo (Dio).

Ed anche nella fine di Caino i visitatori avranno occasione di capire quale è l’animo dell’autore, lo stesso animo che ha creato il monumento ai caduti di Nassiriya a Tolentino, dove i pezzi della distruzione e della morte si ricompongono in una nuova forma organica. Così in quest’opera la materia informe, cioè Caino distrutto, viene riassorbito da Dio.

Egli prende a piene mani dal suo vissuto per creare, è vero, ma dentro di Lui c’è una tensione verso l’alto, una spiritualità che gli permettono, durante la fase di agitazione creativa, di lasciar cadere gli elementi personali per risalire verso la china di sentimenti universali, i quali ci dicono che la Spiritualità di Lino vede il Male come una perturbazione momentanea di un progetto cosmico di Bene. Ed è questo Bene Cosmico che riassorbe e ricompone in sé il male, annullandolo.

Concludo con questo pensiero: Lino Gentili trasferisce nelle sue creazioni il suo pensiero e il suo mondo psicologico, strutturati armoniosamente all’interno di una matrice cristiana.

 

Lino Gentili: La morte di Abele

 

Ecco il percorso dell’anima

Ti viene donato un sogno:

Lino Gentili: Il venditore di sogni

 

Questo dono ti riempie la vita di felicità, la tua vita diventa giocosa e ti sembra quasi di dominare il mondo. Lino Gentili interpreta con la seguente statua, il giocoliere, questo stato di felicità:

Lino Gentili: Il giocoliere

 

La vita si riempie di musica:

 

Lino Gentili: Il suonatore errante

 

Attimi di gioia tra le onde del mare sono fermati per sempre in questa scultura astratta:

 

 

Lino Gentili: Il giocoliere

 

 

Ma poi dietro l’angolo, nel percorso della vita, il vento sferzante della tempesta ti toglie il sogno, invano ti ripari:

 

Lino Gentili: la tempesta

 

E non ti resta che arrestare il tuo percorso e chiuderti in una sconsolata meditazione:

 

 

Lino Gentili: la Meditazione

 

Domande dal sapore amaro ed ironico si affastellano alla tua mente e come Diogene cerchi invano una risposta:

Lino Gentili: Cercando ciò che non si trova mai

 

Oppure domande nostalgiche:

 

Lino Gentili. Ci sarà ancora melodia?

 

 

Nel frattempo hai ripreso la marcia nella vita, solitaria, il violino alle spalle, una mano nella tasca , ma nel soprabito ti manca qualcosa, l’altra tasca: Sogni perduti.

 

Lino Gentili: Sogni perduti

 

Questo è un percorso di vita che potrebbe essere stato proprio dell’autore oppure di ognuno di noi. Esso dimostra il linguaggio dell’autore, poetico e delicato, costruito su una simbologia onirica, che diventa propria di ognuno in base alla sua esperienza. L’incontro con l’amore diventa il dono d’un sogno, la felicità diventa un giocoliere in cima al mondo, la disgrazia diventa una tempesta raffigurata dall’atto di trattenere il cappello e chiudere il bavero.

Questo è il livello emozionale dell’espressione dell’autore mentre la scultura “la morte di Abele” e il monumento “Ai caduti di Nassiriya” evidenziano lo spessore culturale che a volte spinge l’autore verso le sfere più alte del PENSIERO.

Quale materiale usa il nostro scultore? Il ferro, questo duro materiale che ci ha traghettato dalla preistoria alla storia, che ci ha aiutato nell’offesa e nella difesa, tra le mani dell’autore diventa messaggero di sogni, perché trattato con gocce di ferro fuso, diventa come spuma di mare, di consistenza onirica, capace di trasmettere sogni, emozioni ed angosce.

Lino Gentili

Ecco l’autore, il suo sguardo buono parla da sé di pensieri profondi, di un animo nobile e di grande sensibilità.