Andrea Gambugiati: "Aspettando chi?"

 

G.Berchiesi

 

 

Andrea Gambugiati: "Aspettando chi?"

 

In genere l’artista non è un filosofo, nel senso che non ne ha il rigore logico, ma è come una grande radice che si addentra nel mondo, negli animi delle persone, nelle situazioni contingenti e succhia tutte quelle emozioni, pulsioni, domande che poi più o meno consapevolmente compongono la sua espressione, che ha comunque un suo rigore emozionale e che noi successivamente chiameremo arte.

Quante maternità, dolci o tragiche, hanno costellato la storia dell’arte! La madre, espressione della femminilità stessa dell’Universo, come magnificamente esaltato dal pittore Morena[1], è il fulcro di qualsiasi società; non c’è società senza la donna madre, senza il suo ventre fertile, il suo seno vitale. La nostra società sembra ora istradata verso un tipo di femminilità fatale, costituita da donne più baccanti che madri, invase da furori orgiastici che l’avanzare impietoso del tempo non sembra scalfire, ma anzi sembra esaltare. Il mondo attuale, che si allontana sempre più dalla NATURA, che rifiuta l’inizio e la fine, l’alfa e l’omega,  vuole una primavera eterna; pensa di poter vivere all’infinito sostituendo pezzi logori del suo corpo carnale, immagina di trasformarsi gradualmente in robots chiusi entro se stessi e aperti unicamente alle proprie necessità. Quale è la risposta artistica al mondo meccanizzato, robotizzato, programmato di oggi? Ci riprodurremo per via robotica? Lo scultore Andrea Gambugiati[2] come è sua abitudine si inserisce in questa problematica con una scultura che ha un grosso impatto su chi la osserva. Un impatto al limite dello schiaffo! Con quel mirabile contrasto tra il levigato corpo e la scheletrica mano metallica, è come se gridasse che la donna fertile, il suo ventre vitale sono e saranno sempre il centro propulsivo della vita. Anche quel braccio meccanico, quell’occhio bionico non allontanano dalla vera strada della vita. Quel braccio meccanico protegge il ventre con amore, l’occhio guarda la vita dentro quel corpo. Questa risposta alle problemtiche odierne è una risposta antica che è scritta nel più autentico libro della vita che è presente in ogni cellula del nostro essere. La vita è VITA e il suo centro è quel ventre gonfio che una scheletrica mano metallica accarezza e protegge. Cioè la tecnologia, le conquiste dell’oggi sono solo orpelli del grande gioco della vita, la cui vera essenza resta sempre l’autentica femminilità così dolcemente rappresentata dal ventre fertile di questa donna bionica.

Il rapporto tra la carnalità dell’essere e la tecnologia è spesso presente nelle opere dello scultore. In un precedente articolo, presente in questa pagina web, era stato trattato il tema della tecnologia e dello sviluppo umano presente in una precedente opera di Andrea Gambugiati.

 



[1]  Associazieone culturale Arte per le Marche, Rolando Morena 1928-2003, Retrospettiva: Tra la terra e la luna, La Vita. 20-27 Aprile 2008, Abbadia di Fiastra. Biemmegraf, Macerata, Aprile 2008.

[2]  Lo scultore Andrea Gambugiati, a pieno titolo Piceno, essendo nato a Camerino e vissuto a Monte Urano, si è diplomato all’Accademia di Brera ed ora vive e lavora a Milano