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Rivivere Petriolo: La Fonte Bona, note archivistiche su periodici danneggiamenti della vena.

Laura Vissani

 

 

La “Fonte bona” o “fontanella” come si è soliti chiamarla, è una delle numerose fonti un tempo disseminate su tutto il territorio comunale che è riuscita a sopravvivere  insieme a poche altre ai cambiamenti sopraggiunti nel corso dei passati decenni.

Data la sua vicinanza al paese e l’utilità per l’abitato, non sembra strano che le diverse autorità locali, succedutesi nei passati regimi istituzionali, abbiano interpretato l’acqua di questa sorgente come un bene prezioso e indispensabile alla delicata e stabile conduzione della vita pubblica.

Gli atti consiliari dell’archivio storico di Petriolo, tutt’oggi conservati presso l’Archivio di Stato di Macerata, provano come le antecedenti magistrature si siano espresse più volte a favore del mantenimento in buono stato di questo pubblico fonte, quando le sue cattive condizioni e i danni patiti per cause naturali sembravano precludere ogni tipo di intervento a patto d’investire in una simile impresa somme piuttosto considerevoli.

Negli anni prossimi alla data indicata nell’iscrizione posta sopra la vasca centrale, esattamente l’8 novembre 1736 e il 6 giugno 1737, l’assemblea cittadina ha decretato venissero stanziati dei fondi  perché – cito il testo – “si riatti il fonte che chiamasi fonte bona, quantunque ne ritenga solamente il nome per esser di pessima qualità a cagione delle vene smarrite, mentre quelle che sono rimaste passano per siti limosi, però lodo che per simile spesa sopradetta con l’elezione di esperto perito, con ottenersene la debita licenza….”.

Cogliamo l’ironia del funzionario incaricato nel sottolineare l’incompatibilità fra lo stato reale delle acque e il nome proprio che ne attesterebbe la salubrità, lo stesso tono sarcastico riecheggia nel compendio al provvedimento in cui ci si raccomanda caldamente di non bandire un’asta per l’assegnazione dei lavori, poiché i cittadini di Petriolo furbamente offriranno sempre un prezzo più basso di qualsiasi  altro forestiero, ottenendo un lavoro che non sono in grado di svolgere come si è dimostrato altre volte a danno della comunità.

Sebbene oggi venga soprannominata “fontinella”, ricorrendo ad un diminutivo, essa ha costituito la fonte principale di questo paese, quando ancora non esistevano gli strumenti in grado di condurre l’acqua direttamente nelle nostre case, ed erano le massaie che si facevano carico di supplire a questo bisogno trasportando le giare colme d’acqua , adagiandole sul loro capo in vere e proprie gare di equilibrio.

Da antica documentazione risulta che un’intera contrada porta il suo nome, ci piace allora pensare che data l’origine naturale della fonte che sgorga spontaneamente dal suolo, e la sua posizione privilegiata lungo una delle poche strade che conducono al castello, anche i pellegrini o viandanti in viaggio in questo territorio abbiano potuto ristorarsi di queste acque che ci conducono in viaggio nel tempo.

La qualità di un’acqua di vena è intimamente legata alla natura delle rocce attraverso le quali scorre la vena sotterranea, sia per quanto riguarda la composizione chimica dei minerali, sia per quanto riguarda la stabilità delle rocce che dovrebbero proteggere da infiltrazioni e da rotture della vena. Probabilmente una questione di stabilità delle rocce è alla base dei problemi che si sono ripetuti periodicamente nel passato come evidenziato dai documenti conservati presso l’archivio di Stato di MC. Il toponimo “BONA” è quindi da interpretare come acqua di eccellente qualità o come fonte “comoda” per gli abitanti del paese a causa della sua vicinanza?

 

I documento:

 

c. 90 verso – c. 91 r

die 8 novembre 1736

quarto° trovandosi che l’aqqua si beve del fonte bono sia di pessima qualità, se pare erogare 20: 0: 25: 5 scudi per il riattamento del medesimo fonte per trovare la vena e quella ligare a dovere, acciò l’aqqua non sia lutosa, ne di cattiva qualità e detta opera farla fare da muratori esperti senza metterla a banno, perché li ciavattini del paese con intelligenza di qualche altro forestiere offeriranno a farlo per prezzo vile, e l’opera riuscirà sempre cattiva perché sono inesperti e non hanno cognizione veruna di lavorare a stagno, ne di ligar le vene, tanto più che l’aqqua di bona qualità conferisce molto alla salute…

supra quarto° lodo che si riatti il fonte che chiamasi fonte bona, quantunque ne ritenga solamente il nome per esser di pessima qualità a cagione delle vene smarrite, mentre quelle che sono rimaste passano per siti lutuosi o lumosi, però lodo che sia per simila spesa sopradetta con l’elezione di esperto perito, con ottenersene la debita licenza….

 

 

II documento:  

 

c. 111 r e verso

die 6 giugno 1737

primo° se pare erogare la summa di scudi trenta nel riattamento della pubblica fontana, a tenore della perizia che si lege..

signor Antonio Giovanni Bollici unus ex conciliariis et consultor med.tis consuluit p.t infra visum

supra primo° lodo che si eroghino li trenta scudi per il riattamento del fonte dell’aqqua bona, ma me si chiami un muratore perito, e tanto per ligare l’aqqua e ritrovare la vena, a fine non succeda quello successe venti anni sono in circa che essendo riattato detto fonte da muratore inesperto, è stato più il danno che l’utile mentre l’aqqua è stata via più pessima…

 

III documento:

 

c. 148 r e verso

3 maggio 1737

Quarto° avendo Domenico Fisani fontaniere considerato tanto il fonte del lepre che il fonte buono con distintione di essere più perfetta l’aqqua del fonte del lepre che quella di fonte buono, se pare di rogare la spesa in quello del fonte del lepre prima et il rimanerne per il riattamento del fonte buono vicino il Paese…

Supra quarto° lodo che secondo il riferia da Domenico Fisani fontaniere si riatti il fonte del lepre come acqua considerata più perfetta dell’altra e successivamente si riatti la fonte buona come più vicina e comodo al paese tanto più che bandendosi il lavorire per l’operarii la spesa assegnata è sufficiente per l’uno e l’altro fonte con licenza di sua signoria illustrissima…

 

IV documento:

 

c. 57 r

22 maggio 1865

La fonte buona principale di questo paese ha bisogno di essere restaurata. Ognuno è conscio che le acque che in essa affluiranno oltre essersi in molta parte dispersa li poche poi rimaste si rendono insalubri e nocive all’umana salute. La causa di tale dispersioneè derivata non ha dubio per lo abbassamento del sovrastante terreno, per via le vene si sono approfondate e riunite in altro punto e precisamente conforma si vede, nel piazzale attiguo alla suddetta fonte. Sebbene questo comune nei scorsi anni si adoperasse anche con molta spesa a migliorare la condizione di detta fonte pur non ostante non riportò alcun esito vantaggioso, anzi sempre più si porge che le acque suddette scemano nella loro quantità.

Quindi ha del … questo comune altra fonte detta dell’Incarcerata prossima al paese che serva per uso dei bestiami, ed in questa egualmente è di necessità doversi aumentare il volume delle acque, per cui è d’uopo proseguire gli escavi ivi intrapresi per riunire tutte le vene che in vari punti si vedono sgorgare per alcun profitto.

Le signorie vostre illustrissime sull’oggetto chiamate stabiliranno nell’odierna seduta qual temperamento adottarsi onde rimediare agli esposti inconvenienti. Aperta la discussione la maggior parte dei signori consiglieri hanno afferrato o per vendere le acque della suddetta Fonte buona in stato assolutamente potabili e non nocive all’umana salute, il miglior espediente sarebbe che un ingegnere idraulico avesse ad ispezionare la località e stabilire le basi per il miglioramento dell’indicata fonte, e la somma occorrente. Poi la scelta del medesimo essere …. La giunta, e quindi riferire il risultato in altra seduta per l’opportuno provvedimento. In quanto poi al miglioramento della detta dell’Incarcerata non importando essa che il proseguimento degli scavi con qualche manufatto che potrebbe occorrere per la riunione delle vene, perciò i nominati signori consiglieri sono di …., che la stessa giunta possa eseguire gli analoghi lavori per economia, e sostenere la spesa coi fondi disponibili all’uopo lasciati nell’esercizio 1864. chiusa la discussione il signor Presidente mette ai voti il primo progetto che viene approvato ad unanimità.

Quindi mette a voti il secondo progetto, che pure viene approvato ad unanimità. Essendo l’ora tarda è stata sospesa la discussione degli altri oggetti da trattarsi avendone dato dei medesimi cognizione ai signori intervenuti con animo di riassumerla nel 25° corrente alle ore 8 pomeridiane, dichiarando seduta permanente. In fede di che, previa lettura di quanto sopra, si è quindi debitamente firmato il debito atto.

 

 

 

Appendice

 

 

In questa pianta del catasto rustico conservato presso la biblioteca comunale, di cui abbiamo parlato in una sezione ad esso dedicata, la contrada “La Fonte  Bona” è rinominata “Beltomassa”, si legge chiaramente ….”cont. la fonte Bona dta. [dicta] Beltomassa”.

Come gli altri toponimi utilizzati per identificare località precise, anche questa denominazione dà adito a forti dubbi e perplessità sul suo significato e derivazione, a riguardo possiamo solo sottolineare la concomitanza nel territorio di Petriolo dell’esistenza di un’altra fonte cittadina detta “Fonte Belladonna”[i], tale coincidenza ci fa supporre che la scelta dei nomi ricada nella consuetudine di associare l’acqua quale simbolo di vita alla figura della donna genitrice, oppure si sia fatto riferimento alla realtà locale e nello specifico ad alcune cittadine petriolesi che siano distinte allora per le virtù o grazie che dir si voglia.

 



[i] Registro degli Atti parlamentari, 1734 – 1739, c.149 recto; in data 19  maggio 1739 si legge:

“…essendo in altri consegli sia stato risoluto di aggiustare il fonte buono opera tanto necessaria per il popolo et avendo anche ciò ordinato il monsignor illustrissimo et reverendissimo governatore pontificio, per il che esserci assegnar in tabella la somma di scudi 30 et essendo giunti il Fisani fontaniere anteposto da sua signoria illustrissima et  reverendissima, quale avendo considerato necessario prima di dar principio a detta fonte ad effetto di non far restar sprovvisto il popolo senz’acqua nel tempo di detto lavoro di rimetter prima l’acqua deviata dalle fontane di Belladonna assai più vicina al paese e più comodo, qual erano seppellite dalle [lume?]….

….se pare erogare la somma di scudi tre per far le volte e muri di detta fonti di Belladonna e di migliaio uno e duecento mattoni e some quattro calcina secondo riferisce il Fisani...”.