Diego De Minicis: da un’ idea ad un disegno

 Gianfrancesco Berchiesi

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Figura 1.

 

Riordinare le carte, gli appunti pittorici, i disegni è stato per me veramente emozionante. Può essere un esempio la pianista che riporto nelle immagini 1-5 di questo documento. Già  la figura 1 nella sua semplicità schematica  ci parla di musica. Lo schizzo è essenziale, con poche linee ci conduce nell’ambiente: una Chiesa, una donna suona al pianoforte, una religiosa le è accanto. Lo sguardo non si confonde, non si perde, perché il linguaggio grafico è essenziale.

 

Figura 2

 

Ora l’immagine si focalizza sulla pianista, che assume una postura da concertista, il messaggio si arricchisce di particolari: il vaso di fiori, la chioma. Il disegno acquista ricchezza di particolari, diventa più salottiero  e perde quella misticità della figura 1.

 

Figura 3

 

Ora l’ambiente è decisamente un salotto; il vestito a quadri, la chioma raccolta da un nastro, il vaso di fiori, la postura sobria, le braccia equamente divise a destra e a sinistra, parlano di un caldo clima familiare.

 

Figura 4

 

Nelle due figure 4 e 5, praticamente eguali, è il contenuto della figura 3 che si realizza. L’atmosfera mistica della figura 1 è gradualmente cambiata in questo dolce clima familiare di in un salotto buono. L’immagine parla di una donna colta, fine dai modi controllati. Questa sequenza di immagini del processo creativo ha una grande valenza didattica oltre che di godimento per chi in un prossimo futuro potrà fruire del museo che sarà creato e che raccoglierà le opere di Diego De Minicis. Uno dei fini del museo sarà proprio di metterlo a disposizione delle scolaresche.

 

Figura 5

 

La sensibilità artistica di Diego De Minicis non si limitava soltanto alla scultura e al disegno. La musica entrava tra i suoi interessi più forti e se ne trova ampia traccia nel suo carteggio. Quando viveva a Petriolo, frequentava la casa di Antonietta Trippetta, che era ottima pianista e forse il disegno fissa i ricordi delle serate musicali vissute a Petriolo. La musica e il senso estetico lo seguono fin nella lontana Russia, quando scrive ai suoi familiari per tranquillizzarli[1], dando anche particolari di rara delicatezza[2]



[1] Raccoglitore 3, foglio 23.  Il 18/6 /42 da informazioni ai familiari del viaggio verso la Russia. Il tempo è bello e le provviste non mancano. Ma chiede alla cognata Maria Pia di suonare ancora una volta il Valzer di Chopin.

[2] Raccoglitore 3, foglio 87. Il 15/8/42 informa che si trova sulla 2° linea, che il mulo Giorgio porta i viveri per i soldati e che la sua casa è una tana a 1,60 metri di profondità, che abbellisce con fiori selvatici.