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Rivivere Petriolo: personaggi illustri, Diego De Minicis (1913-1942)

 

Un sogno infranto

 

Gianfrancesco Berchiesi

 

Una manciata di anni, appena 29 gli furono concessi, ma sufficienti perché si affacciasse sul mondo, ne respirasse gli umori, per poi renderli a noi sotto forma di opere d’arte.

Due incontri importanti nella sua vita: il pittore Ciro Pavisa, quand’era ragazzo e lo scultore Francesco Messina, quando era allievo dell’Accademia di Brera, lo avviarono su quel percorso che la guerra interruppe bruscamente.

Una bellissima lettera di un suo amico, ritrovata tra il suo carteggio, che sto riordinando, racchiude perfettamente il senso della precarietà della vita e il dolore per un sogno infranto, anche se non espressi esplicitamente.

I suoi disegni, i suoi progetti, le due drammatiche stazioni della Via Crucis, gli altri pochi gessi rimasti parleranno per lui, diranno che questo che resta è una luminosa scintilla, una piccola parte di quel grande fuoco che gli ardeva nel petto e che sarebbe compiutamente emerso se......

Il comune, grazie alla generosità dei suoi nipoti, ora custodisce le opere dello scultore e pittore Diego De Minicis ed ha iniziato un percorso con il quale intende spezzare, con opportune iniziative,  la cortina di oblio, che si è creata intorno alla figura di questo figlio della nostra terra.

Con questa pagina, voglio iniziare a parlare di Diego De Minicis, con discrezione, volutamente evitando un approccio troppo accademico, trascrivendo la lettera di Vincenzo Monti a Diego; è una lettera piena di speranze e di sogni e nel trepidante fervore della messa a punto di un progetto dà il senso del dramma della caducità della vita. Tutti quei nomi ivi citati: Luchetti, Bonifazi, Monti, Ciarrocchi, Mainini si affermeranno nel campo dell’arte. Diego De Minicis, che avrebbe fatto parte di quel cenacolo, verrà cancellato in pochi secondi da una granata sul Don.

Ora, dimentichiamo i drammi della guerra, cogliamo l’atmosfera della lettera di Monti, le speranze che la animano, cerchiamo di vedere De Minicis in questo cenacolo di artisti, intento alle sue creazioni...non sappiamo nulla di quello che accadrà! Poi, come assaggio del suo talento ammiriamo un suo gesso, sapientemente fotografato da Massimiliano Lisi, ed un suo disegno. Così cominceremo ad amarlo, poi nelle prossime pagine ne sapremo di più.

 

Lettera di Vincenzo Monti a De Minicis, datata 7/6/41 (1)

Caro De Minicis,

ieri andai da Luchetti e Mainini per cercare di concretare qualche cosa a proposito di quel gruppo di amici di cui parlammo. Ora scrivo a te per metterti al corrente di ciò che si è incominciato a fare.

Strinati mi risponde: “ L’idea sua e dei suoi amici è ottima; quando si è soli si conta talvolta meno che per uno. Dovreste intendervi in pochi, ma volenterosi e con reali qualità artistiche, tutti possibilmente della provincia di Macerata ed esser solidali, nella pienezza del termine: nel modo di intendere l’arte, nello scendere in campo per le esposizioni. Io vi aiuterò nel cedervi i “Duchetti” alle migliori condizioni e per quanto concerne la stampa. Io sarò a Cingoli. Forse nella seconda metà di Giugno, certo ai primi di Luglio e non sarebbe male ci vedessimo ecc.ecc.”

Ho scritto pure, e prima di ogni altro, ad Alfieri, invitandolo a far parte egli pure. Mi rispose una lettera quanto mai scoraggiante che mi ha fatto impressione. Penso che a causa della mostra sindacale di Milano sia rimasto deluso, esasperato; non vuol saperne più, mi dice persino che vuol farsi prete e questo già altre volte me lo ha accennato parlando. Insomma si trova, in questo momento, in uno stato d’animo tale che non può pensare a queste cose. Tu pure scrivigli, digli che ce lo contiamo sempre, che a lui servirà più per togliersi un po’ da ciò che sono le solite beghe fra artisti, fra noi ci vorremo bene.

Si è poi detto con Luchetti che per gli scultori potreste essere: tu, Luchetti e Virgì Bonifazi. Tu che ne dici?

Per il bianco e nero oltre a Mainini si potrebbe dire a Ciarrocchi a ad Anna Meraviglia. Il gruppo dei pittori dovremmo essere quattro o cinque e qui mi è facile scegliere. E’ inteso che siamo giovani e che non facciamo parte a direttori sindacali o altre cariche e galloni del genere.

Già Mainini per questo non mi pareva troppo indicato, ma fra noi è Mainini e non il fiduciario, questo lo sarà quando organizzerà mostre del Sindacato delle arti della provincia alle quali noi parteciperemo se lo crederemo. Per concludere, tu rispondimi se ti va bene il gruppo degli scultori. Chi proponi per il bianco e nero oltre Mainini? E chi ti piacerebbe includere nel gruppo dei pittori? A me piacerebbe Diego Vettinelli, il quale però risiede a Roma, ma è della nostra provincia.

Se tu capiti presto a Macerata, decidi con Luchetti, se no scrivi a me e riferisco io agli altri. E’ bene che rispondi subito per quanto Mainini, con la sua flemma, dice che ci vuol tempo per pensarci.

Così una volta stabilito chi saremo ripenserò al da fare.  Se riusciremo presto a iniziare la nostra attività artistica, a stabilire come un programma, qualche cosa insomma, io ne parlerò a Vincenzo Cento e a suo tempo a Raffaello Giolli.

Ciao, auguri di buon lavoro ed una stretta di mano.

Vincenzo Monti.

 

 

Gesso raffigurante il delicatissimo volto di Antonietta Trippetta. Un sodalizio intellettuale ed umano unì per tutta la vita l’artista a questa donna colta, raffinata, ottima pianista. Diego passò a salutarla la sera prima di partire per la campagna di Russia e fumò una sigaretta da lei. La cicca di quella sigaretta rimase per tutta la vita di Antonietta appoggiata nel posacenere così come l’aveva lasciata Diego.

 

 

Disegno a matita. Raccoglitore II, foglio 5



(1) Raccoglitore n°3, foglio 21