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Su un contratto enfiteutico del ‘700 e la successiva lite

Laura Vissani, Gianfrancesco Berchiesi, Biblioteca Comunale Gorbini, Petriolo (MC)

Riassunto

Nel 1771 si stipulò un contratto enfiteutico fra la comunità di Petriolo e il nobile fermano Saverio Sabbioni per l’uso delle terre di Fiastra, Campolungo e Cremone in cambio di 956 scudi l’anno. Poco meno di venti anni dopo un documento anonimo rivela quanto devastante fosse stato per la comunità petriolese quel contratto e come le terre fossero state depauperate di tutti i loro boschi e come i campi vicino ai fiumi fossero stati mal curati tanto da essere cancellati dalle piene.

I documenti

Presso la biblioteca Gorbini del Comune di Petriolo sono conservati due documenti manoscritti (tra loro dipendenti) uno [1] è composto da 20 pagine manoscritte nelle due facciate di ogni foglio; la penultima pagina reca oltre la firma del notaio anche il suo timbro che riportiamo in figura 1.

Figura 1. Timbro del notaio

Il tutto è rilegato con cartone grigio deteriorato, dove si legge “Istromento dell’Enfiteusi”.

L’altro documento [2] abbastanza compromesso, ma ancora leggibile, non è datato né firmato. E’ scritto su mezza pagina. La prima pagina inizia con “Libertà pro memoria eguaglianza”

Istromento dell’enfiteusi

Il notaio è Leonardo Pace, che nel giorno 17 di Maggio 1771 stipula il contratto. Nelle prime pagine dell’Istromento descrive ampiamente 1) le motivazioni che indussero la comunità di Petriolo a concedere in enfiteusi le terre, 2) le modalità con cui si pervenne alla scelta della persona alla quale concedere in enfiteusi le terre e 3) il rito della candela. Così descrive i fatti:

La comunità di Petriolo dello stato di Fermo desiderava dare in enfiteusi perpetua tutti i propri terreni nelle contrade di Fiastra, Campolungo e Cremone e perciò nel pubblico Consiglio del 22 novembre 1769 venne adottata la risoluzione di stipulare l’enfiteusi per annua risposta o via canone annuo non minore di 600 scudi  e con altre condizioni, che si crederebbono vantaggiose per la comunità. Si ottenne la licenza dalla Sacra Congregazione del Buon Governo il 10 Maggio 1770 sotto condizione che si affiggessero gli editti per trovare oblatori e che non si stipulasse l’Istromento senza l’approvazione e il consenso della “Sagra Congregazione” stessa.

Dopo alcune perplessità e discussioni, considerando i vantaggi economici per Petriolo e soprattutto considerando lo sgravio dalle continue spese per il mantenimento degli argini del fiume Fiastra, il 23 Giugno 1770 si determinò di riscrivere la richiesta. In seguito a ciò L’ill.mo Mons. Ponente Riganti preparò i Capitoli e li spedì alla Comunità di Petriolo in numero di 13, in modo che si pubblicassero insieme all’affissione degli editti. Per quanto riguarda le modalità della gara, gli oblatori avrebbero dovuto presentare le loro offerte (chiuse e sigillate) presso il Notaio della “Sagra Congregazione”, da aprirsi solo dal Segretario della Medesima. Venne precisato inoltre che i terreni venivano concessi in enfiteusi fino alla terza generazione mascolina. La comunità di Petriolo chiese alla Sagra Congregazione tempi più lunghi in modo che gli oblatori avessero maggior tempo per vagliare e decidere, prolungando i termini del bando fino al 25 Novembre.

Giunte le offerte negli albi del Notaro della Sagra Congregazione, furono poi consegnate in mano al segretario Mons. Pallotta, il quale le comunicò a Mons. Ponente, per poi prendere una decisione nella riunione da convocarsi dinanzi al Cardinale Prefetto.

Considerate le offerte in base alla loro forma, la quantità del canone e tutti i patti e condizioni di ognuna, e soprattutto tenendo in conto il vantaggio per la comunità di Petriolo, si concluse che l’offerta di Silvio Terenzi fosse  la più vantaggiosa e quella maggiormente vicina ai capi fissati dalla Sagra Congregazione e che perciò dovessero essere affissi nuovi editti e notificazioni per accendere sopra la medesima offerta la candela in Roma con il seguente scritto: trasmittatur edittum pro accensione candela in urbe facenda super oblazione Silvij Terenzj et notificatur. La notificazione fu pubblicata sia in Roma che fuori giungendo così alla data del 4 Febbraio 1771.

Il 4 Febbraio si presentarono dinanzi al Segretario della Sagra Congregazione, nel suo palazzo privato tre oblatori:

Ill.mo Sig. Conte Saverio Sabbioni, della città di Fermo, dimorante in Roma, del quale in figura 2 viene riportato lo stemma gentilizio, e in figura 4 l’albero genealogico come ricavato dall’Archivio della famiglia Vinci [3] ,

Ill.mo Sig.re Giovanni Battista Rolandi

Il Signore Giovan Battista Simonetti curiale per offrire alla candela.

Figura 2. Stemma gentilizio dei Sabbioni

Gli oblatori dichiararono:

il primo, di voler dare le sue offerte per sé e per la sua persona, il secondo pro persona nominanda e il terzo per procura del Signor Terenzi, impegnandosi questi ultimi di esibire le loro speciali facoltà.

Si aspettò l’ora decima quinta, come stabilito negli editti e per maggior cautela si attese un’ulteriore ora e poi si accese la candela, come prescritto dalla Sagra Congregazione. All’accensione della candela iniziò la gara delle offerte nella forma consueta. Il conte Sabbioni offrì di dare, oltre al canone di Terenzi, sicurezza alla comunità di Petriolo riguardo al taglio dei legnami obbligandosi alla metà che appartiene all’enfiteuta. Dopo questa dichiarazione e prese in considerazione le altre offerte, senza alcuna difficoltà vinse la gara il Sig. Conte Sabbioni il quale aumentò il canone fino alla somma di 820 scudi.

Figura 3. Albero genealogico della famiglia Sabbioni 3

Giovan Battista Simonetti, in nome di Terenzi, protestò e presentò ricorso alla Sagra Congregazione, facendo distribuire un memoriale il 12 Marzo 1771 sia contro l’accensione della candela sia contro la delibera presa. Il ricorso non fu accettato sia perché i Petriolesi si opponevano al Terenzi sia perché i rilievi furono ritenuti irrilevanti e la Sagra Congregazione ordinò la stipula del contratto.

Soprassedutosi alla stipula per qualche tempo, comparvero l’oblazione della sesta del Sig. Terenzi negli atti della sagra Congregazione (data 4 Aprile 1771) e quella interpellata giudizialmente al Sig. Sabbioni deliberatario per parte della Comunità secondo la quale il Sabbioni dichiarò di voler usare il diritto di prelazione. In adempimento di quanto sopra riportato e della prelazione, si addivenne all’atto pubblico.

Scrive il notaio che davanti a lui erano presenti Monsignor Pallotta, segretario, e Riganti Ponente della Sagra Congregazione, come testimoni, noti al notaio. L’ill.ma comunità di Petriolo era rappresentata dal Signor Pietro Compagnoni ma soprattutto dalla Sagra Congregazione. Presente era anche il conte Sabbioni [4] che accetta in enfiteusi fino alla terza generazione mascolina le terre concesse dalla comunità di Petriolo e situate nelle contrade di Fiastra, Cremone e Campolungo, anche colla clausola del Costituto ed effetto del Precario in forma, salvi i capitoli, condizioni ed altri patti stabiliti e concordati fra le parti, che si enunceranno in seguito.

La concessione in enfiteusi viene data, presenti il segretario e Ponente a nome di Petriolo, con l’autorità della sagra Congregazione, e in virtù di quanto sopra specificato, al Conte Sabbioni, che è presente, per il canone annuo di novecento cinquantasei scudi………. liberi e franchi come sarà spiegato in seguito. Il conte Sabbioni si obbliga di pagare alla comunità di Petriolo ogni anno di sei mesi in sei mesi la data parte posticipatamente e precisamente: a S.Giovanni di Natale nel 1771 inizierà l’affitto e il primo pagamento avrebbe dovuto eseguirsi a S.Giovanni di Giugno. Così continuerà di anno in anno in avvenire finché durerà la “detta enfiteusi nel detto Castello di Petriolo” [5] . I reciproci obblighi fra le parti sono espressi nei seguenti punti:

1) con l’enfiteusi le terre vengono concesse fino alla terza generazione maschile, iniziando dal Conte Saverio Sabbioni, con la riserva che il conte Sabbioni possa fare una nomina, per cui la proprietà si intende trasferita al conte e ai suoi nominati. Il dominio diretto sulla proprietà resta sempre alla comunità di Petriolo, per cui se passata la terza generazione maschile, non si è pervenuti ad un rinnovo, la comunità di Petriolo può riprendere la diretta proprietà delle terre senza intervento alcuno di giudice.

2) Il canone stabilito deve essere pagato interamente libero ed esente da qualsiasi “gabella”. Se il Conte Sabbioni, o suoi figli e nipoti,  per due anni consecutivi non pagassero il canone, la comunità di Petriolo ritornerebbe in possesso dei beni senza che l’enfiteuta possa avvalersi del diritto di pagamento di mora.

3) “..le collette tanto camerali che communitative alle quali sono ora o potranno per l’avvenire essere soggetti li suddetti terreni debbano interamente restare a carico e pagarsi dal Conte Sabbioni primo acquirente et investito e da suoi chiamati, loro figli o nipoti maschi…” senza che per tal causa venga diminuito il canone.

4) Il Signor Conte Sabbioni deve obbligarsi a mantenere efficienti “li forti nel fiume Fiastra e nel capovallato per il molino a grano della comunità “, il quale non rientra nel contratto enfiteutico e rimane di uso della comunità di Petriolo [6] , senza che il Conte possa pretendere “alcun rimborso o defalco” per le spese sostenute anche se “le medesime ascendessero a somma considerabilissima”.

Fig.4. Pianta settecentesca del  mulino, datata 1783. [7]

     

 5)  Il signor conte si obbliga all’intero pagamento del canone anche se a causa delle inondazioni [8]       del fiume Fiastra venisse a diminuire il terreno. La comunità di Petriolo può pretendere che il terreno debba mantenersi costante e che se ad opera degli interventi di consolidamento il terreno venisse ad aumentare la comunità può pretendere un aumento del canone. Passata la terza generazione gli enfiteuti lasceranno i terreni come si trovano, anche con i miglioramenti e bonifiche, senza poter pretendere alcun compenso.

6) L’enfiteuta è tenuto a migliorare i terreni coltivandoli come buon padre di famiglia, altrimenti potrebbe incorrere nella pena di caducità, come previsto dal capitolo secondo. Egli è anche obbligato a piantare duemila alberi nel termine di anni venti, che allo scadere dell’enfiteusi debbono restare di proprietà della Comuntià di Petriolo

7) La selva in contrada Fiastra deve essere a comodo dell’enfiteuta avendone anche la possibilità di reciderla, rendendo il terreno a coltura

8)  Nel caso che il Conte decida di tagliare la selva di Fiastra, può farlo a proprio “piacimento e comodo”, tagliandola in parte o per intero, in un anno o più anni. Però alla comunità spetta la metà del prezzo del legname. Questo punto è molto dettagliato e chiarisce anche come valutare il valore della legna da tagliare.

9)  Fino al momento in cui non si decida il taglio del legname, spetta all’enfiteuta fornire la comunità di Petriolo del legname necessario alla stessa comunità, per mantenere i ponti sul fiume e sui fossi.

10) Durante l’enfiteusi gli enfiteuti non possono alienare né parzialmente né totalmente i terreni, “preso il vocabolo d’alienazione nel suo più amplo significato” senza il consenso “in scriptis” della comunità. In caso contrario l’enfiteuta incorre “nella caducità”.

11) Gli enfiteuti non possono sottoporre i terreni a nessun vincolo o ipoteca. In caso contrario i terreni ritorneranno alla comunità “liberi e immuni ed esenti dalli suddetti obblighi, vincoli ed ipoteche”.

12) durante l’enfiteusi saranno “li prelodati monsignori ill.mi e Rev.mi Segretario e Ponente” a garantire agli enfiteuti il pieno e pacifico possesso dei terreni, liberandoli da ogni lite e molestia, tranne che per la naturale situazione di terreni adiacenti ai fiumi, per la quale la comunità di Petriolo non ha nessun obbligo e peso.

13) Poiché le proprietà che cadono sotto la presente enfiteusi sono locate con diversi atti che scadono in date diverse, il Signor Conte Sabbioni entrerà in pieno possesso man mano che le singole locazioni scadranno e “si obbliga rispettivamente pagare l’annuo canone di sopra convenuto a proporzione della quantità, che gli affittuari rispondono secondo gl’istromenti d’affitto”.

Dopo questi 13 capitoli molto vincolanti per l’enfiteuta, l’istromento entra nel dettaglio dell’entrata in possesso dei beni da parte del conte Sabbioni. “E per miglior chiarezza del presente ultimo capitolo si conviene che il signor conte debba cominciare ad entrare in possesso de terreni enfiteutici il primo settembre prossimo, intendendosi però per quei beni li quali scada l’affitto, cioè il Predio di Fiastra e Scossici e Campetto del mulino”. Per questi l’enfiteuta deve “percipire tutti li frutti pendenti da detto tempo in futuro…”. Segue poi un calcolo esemplificativo su calcolo del canone.

Gli enfiteuti possono tagliare quei Salci e Albucci ed altri alberi che si è soliti piantare sulle rive dei fiumi e nei fossi, piantati però dall’enfiteuta; mentre vige sempre la regola della metà per quegli alberi di proprietà della comunità di Petriolo. Gli alberi secchi spettano invece, secondo il contratto enfiteutico, all’enfiteuta, che se ne può servire a proprio comodo, a parte quelli già secchi nell’atto di consegna, i quali dovranno essere ripartiti con la comunità [9] . Gli enfiteuti possono servirsi dei legnami necessari per forti, ripari, e sono di loro spettanza “li ciocchi, le radiche, e legne radenti la terra e sotto terra per rendere coltivato il terreno”.

Dato che il conte Sabbioni “non è collocato in matrimonio” la Sagra Congregazione da la potestà al conte di nominare le due rimanenti linee (o siano generazioni) , anche in testamento, che continuino l’uso delle terre. Ma se il conte non fa questa nomina o manchi la generazione mascolina, allora con lui spira la presente concessione.

Seguono formule rituali e firme.

 Documento: libertà promemoria eguaglianza

Lo stile di questo manoscritto è molto diverso da quello precedente. Tanto è professionale l’istromento dell’enfiteusi, quanto il manoscritto anonimo è infuocato e traboccante d’ira. Inizia immediatamente con un’accusa ben precisa all’istromento e al dispotismo della Sagra Congregazione: “Gode il comune di Petriolo di rispettabili fondi. Nell’anno 1771 per mala digerita risoluzione Consiliare fu risultato di darli in enfiteusi. Il progetto fu tumultuosamente eseguito e la Congregazione del Buon governo ci interpose tutto il dispotico arbitrio, onde cadesse in mano de cittadino Sabbioni Saverio di Fermo, allora mastro di Camera del cardinal Prefetto di suddetta Congregazione”. L’anonimo scrittore non indugia in preamboli e punta subito all’aspetto più inquietante della gara per l’assegnazione dell’enfiteusi. La forte influenza del Sabbioni all’interno della sagra Congregazione del buon governo.

E continua criticando l’impasto cavilloso del Contratto: “….non si tralasciò modo alcuno nelle stipolazioni del contratto di formare tanti capitoli, che nel correr degli anni potessero dare pascolo agli ingordi ministri di quel tribunale con le liti che necessariamente scaturire dovevano da un impasto cavilloso di patti apposti all’Istromento” . Secondo il nostro anonimo scrittore i litigi e di conseguenza le spese legali non mancarono: “Le loro speranze non restarono deluse dal momento dell’infelice contratto questo comune non ha fatto altro che trovarsi in mezzo ad un seminario di litigi, che il cavilloso enfiteuta ha fatto scaturire dalle espressioni anche più chiare, palmari e decisive, contrariando le apposte condizioni in spirito e in lettera, compiacendosi di tenere detto comune in un’eterna e dispendiosa gestazione di litigio.”

Il Sabbioni infranse i patti più sacrosanti, reso baldanzoso “dall’appoggio, che si riprometteva di ritrovare tra le corruttele delli giudici di quel tirannico tribunale.”

La comunità petriolese possedeva selve di roveri e pini e il popolo godeva del Ius lignandi e pascendi, da tempo immemorabile. I poveri potevano pagare i fornai con la legna di queste selve, quando dovevano cuocere il pane. Purtroppo il capitolo 7 dell’istromento concede all’enfiteuta di usare a proprio piacimento la selva più bella, e non basta questo, perché l’enfiteuta ha messo le mani anche sulle altre selve, senza interpellare per iscritto la comunità di Petriolo, come prescritto. “Gli alberi sono stati atterrati e la maggior parte senza la suddetta debita interpellazione. Le selve più non esistono. Il popolo è stato spogliato ingiustamente dell’antico suo diritto”. Il fuoco dell’invettiva aumenta:”Così il popolo dopo l’infelice epoca dell’empio contratto cangiò ben presto da comoda a mendica la propria condizione; così fu preferito al pubblico il privato interesse dalla vile e mercenaria Corte di Roma.”

Ma il Sabbioni ha toccato il fondo della cupidigia allorché per impadronirsi di tutta la legna ha usato lo stratagemma di far morire gli alberi, scorzandoli o tagliando le radici, in modo da prendere tutto il legname dato che la legna secca era di sua completa pertinenza e dimenticando che secondo l’istromento doveva gestire queste proprietà come un Buon Padre di famiglia. Un uomo così cavilloso e privo di scrupoli, avrebbe mai potuto condurre i terreni come un buon padre di famiglia? Egli non ha ottemperato all’ingiunzione del contratto di tenere sempre in ottimo stato gli argini dei fiumi ed ora le piene hanno eroso i terreni e buona parte di essi sono cancellati.

Scrive l’anonimo “ Le diuturne lunghissime liti agitate nel tribunale del Buon Governo, con tanto dispendio del Comune, non hanno potuto ottenere la giustizia, che si desiderava sopra tale articolo; ed avrebbe impunemente seguitato il dispotico enfiteuta ad infrangere li patti, che aveva assunti, a sostenere qualunque ingiusto e prepotente attentato e finalmente a bersagliare con eterni cavilli e sofismi, come per lo passato, il povero comune di Petriolo, che in mezzo alli suoi doviziosi fondi e possidenze si vedeva costretto a far debiti per supplire alle necessarie spese, intanto che l’insaziabile cupidigia dell’enfiteuta dilatava le fauci per assorbirne il più prezioso; se l’aurora benefica non fosse sopraggiunta a diradare le tenebre della tirannia e del dispotismo”.

La ventata di novità della rivoluzione francese, attraverso le conquiste napoleoniche, hanno raggiunto l’Italia. E’ questa “l’aurora benefica”. Infatti scrive l’anonimo “Questo fausto momento sarà sempre memorabile mercè la generosa ed invitta nazione Francese e la benemerita centrale di Macerata, per cui favore il comune di Petriolo giunse a respirare aure più felici di libertà e di pace, francò il malaugurato contratto….” Quindi la datazione del documento ora è più facile, soprattutto per merito dell’ultima frase: “ La municipalità di Petriolo, che gode la confidenza del invitto generale Dalemagne, comandante in capo l’armata francese in Roma si ripromette sicuramente dalla di lui suprema autorità ed inalterabile giustizia che farà approvare ben tosto il possesso rigoroso de l’utile dominio de’ propri fondi e dichiararlo stabile e legittimo”. Il periodo è quindi la fine del settecento, quando il generale Dallemagne presidiava Roma tenendo Pio VI in uno stato di quasi cattività.

Ricerche ulteriori

Presso l’archivio di Stato di Macerata sono depositati i documenti di Petriolo e tra questi, quelli che riguardano il caso Sabbioni-Municipalità di Petriolo. Essi sono i verbali delle riunioni della Centrale di Macerata durante il periodo Napoleonico. In queste riunioni, in varie risoluzioni, si autorizzava il Comune di Petriolo a riprendere il pieno dominio dei propri beni [10] . Ma in una ultima risoluzione del 1799, si consigliava di agire in forma meno autoritaria, inviando a Roma un delegato che esponesse le rivendicazioni di Petriolo e fosse dato così modo al Sabbioni dime dato così modo al se esponesse le rivendicazioni di Petriolo e fosse dato così modo al sabbioni dim esporre le prop esporre le proprie ragioni. Si incaricava quindi il presidente De Sanctis di recarsi a Roma.

Anche nel registro della congregazione del catasto, conservato presso la biblioteca Gorbini di Petriolo [11] , al punto 5° dell’ordine del giorno si verbalizza “ riconoscendosi erronea l’assegna data del conte Sabbioni enfiteuta non solo nella quantità de modaioli non corrispondenti al catasto, che nella qualità del terreno assegnato, sarei di sentimento che se ne facesse fare quale debba distinguere la qualità e quantità di detto terreno, e norma di essa perizia descriverne l’assegna senza far calcolo dell’assegna del detto signor Sabbioni enfiteuta, con renderne intesa la Sagra Congregazione, e spendere ciò che sarà necessario”. Il tono di questo scritto rende chiara la tensione. Anche consultando presso l’archivio di Stato di Macerata10 i verbali dei consigli comunali da cui era nata l’enfiteusi e quelli successivi, è evidente lo stato di guerra tra Comunità petriolese ed Enfiteuta.

Infatti anche se in data 22/11/1769 si deliberava in consiglio di dare in enfiteusi perpetua i possedimenti della comunità petriolese, già in data 22/4/1770 nel consiglio nascono molti dubbi e si prega la Sacra Congregazione del Buon Governo per formare i capitoli nell’istromento atti a garantire la comunità riguardo al legname, al molino, al mantenimento dei ponti delle strade e si delibera di dare ampi poteri a Nicola de Nobili, Eusebio de Sanctis e Giovanni Martelli per formare i capitoli dell’istromento. Il 16/2/1772 nascono i primi problemi in quanto il Sabbioni che aveva avuto la possibilità di stipulare l’istromento perché aveva avuto la prelazione su Terenzi non voleva corrispondere la sesta, e in quella data si prende l’iniziativa di adire a vie legali. In data 2/8/1772 il consiglio vota su una richiesta del conte di entrare a far parte del pubblico consiglio. Le votazioni sono molto eloquenti: voti favorevoli 0, voti contrari 18 su 18. Nel consiglio del 21/8/1774 si discute la richiesta del Sabbioni di abbattere gli alberi del Cremone. Anche in questo caso la risposta è negativa e si da mandato ai deputati eletti nel precedente consiglio di rivolgersi alla Sacra Congregazione e, se necessario, di tentare le vie giudiziarie. In data successiva ma non leggibile il pubblico consiglio decide di dare un rimborso a Nicola de Nobili e Giovanni Martelli per le spese sostenute nelle continue liti con l’enfiteuta. In un consiglio successivo (di cui manca la data) si accusa il Sabbioni di non aver curato gli argini del Fiastra e quindi di aver disatteso gli obblighi dell’Istromento. Come pure lo si accusa di non aver puntualmente pagato. Il 24/2/1800 il conte Sabbioni e Virgilio Lauri dichiarano di essere pronti a consegnare “la quota loro tassata per lo sfamo della popolazione” purché se ne paghi prontamente il prezzo. Ma la comunità non ha denaro per tale provvista e si paventano tumulti come conseguenza.

Successivamente in un ulteriore pubblico consiglio si fa riferimento a Papa Pio VII e ad un suo editto con il quale si prefigura la costituzione di una particolare Congregazione che si interessi di questi casi di enfiteusi.

 

[1] Istromento dell’Enfiteusi, copia notarile manoscritta, Biblioteca Gorbini, Su d II a, Petriolo

[2] Documento manoscritto , non datato né firmato, conservato presso la Biblioteca Gorbini, Su d II a , Petriolo.

[3] Archivio fam.Vinci, Archivio di Stato di Fermo, 285/2

[4] a questo punto a margine della pagina è inserita la frase “ed ai suoi figli nipoti maschi legittimi e naturali”

[5] ancora oggi la parte della città compresa entro la cinta muraria non è chiamata il centro, bensì il castello

[6] In una piantina del 1783, conservata presso questa biblioteca è evidenziato il capovallato e il molino, Mu quadr 10.

[7] Pianta settecentesca conservata presso la biblioteca Gorbini di Petriolo

[8] dalla lettura di questo contratto si evince che il fiume Fiastra fosse più ricco di acqua di quanto non lo sia attualmente

[9] Questo punto sarà il motivo del contendere successivo.

[10] Archivio di Stato, Macerata, Fondo Petriolo.

[11] Registro della congregazione del catasto, alla data 29/1/1779, Biblioteca Gorbini, Petriolo MC