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Nello Cruciani, un ingegno al servizio della comunità

 

A Petriolo, Nello Cruciani è il personaggio più conosciuto ed amato ed anche dopo molti anni dalla sua morte il ricordo è sempre vivo. Questo fatto incontestabile è dovuto alla disponibilità e alla versatilità di Cruciani. E’ stato scenografo, scultore, pittore, restauratore. Quando la Comunità petriolese aveva bisogno di un supporto nel campo delle arti figurative, Nello Cruciani era pronto a dare la sua opera.

Qui di seguito vogliamo dare un esempio della sua grande versatilità ed inoltre vogliamo tentare di costruire un primo inventario delle sue opere, sparse un po’ dovunque, pur essendo consapevoli comunque che questo non può essere un documento esaustivo in tal senso.

 

Nello Cruciani

 

Note Biografiche

Nello Cruciani nasce a Petriolo da Roberto Cruciani, detto Pippì, e da Lisetta Romagnoli il 6/6/1923. In realtà sembra che la data vera di nascita sia il 5 Giugno, che divenne  6 Giugno, perché il padre di Nello, muratore, non ebbe tempo di denunciare la nascita del figlio il giorno stesso della venuta al mondo, cioè il 5 Giugno.

Terminate le scuole elementari, iniziò subito a lavorare come muratore con il padre. Raccontano in famiglia che, piccolino, seguiva, trotterellando a piedi, il padre che si recava in bicicletta al posto di lavoro. La marchesa Bice Savini, che conosceva il talento del giovane nel disegno, avrebbe voluto farlo studiare a proprie spese, ma, a causa della contrarietà della madre, il giovane Cruciani non potè seguire dei corsi regolari di disegno. In compenso il destino aveva trovato un’altra strada per il suo apprendistato artistico: Diego De Minicis. Infatti Nello frequentava la casa dello scultore Petriolese e da lui apprese “sul campo” l’arte della scultura e della pittura. Si osservino le figure 7-25, cioè i disegni di un Cruciani più che ventenne, e si riconoscerà l’impostazione del “maestro” De Minicis nel lavoro del giovane Cruciani.

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Figura 1. L’album da disegno delle elementari del piccolo Nello. La maestra era Antonietta Trippetta, sorellastra della Marchesa Bice Savini.
 

 

Figura 2. Dall’album delle scuole elementari

Figura 3

 

Figura 4 

Figura 5 

Figura 6

 

La sua innata capacità nelle arti figurative (si notino ad esempio le ombre tremule delle navi nella figura 5) lo portò gradualmente ad occuparsi di cose più pertinenti alle sue attitudini, e passò presto da apprendista muratore a restauratore presso gli antiquari maceratesi Minchioni, poi ha lavorato come falegname presso la ditta Otello Perugini di Macerata. Sempre a Macerata ha anche lavorato da Cuppoletti per dipingere le statuine in gesso del presepio. Infine trovò impiego presso la tipografia Ciocca di Macerata come esperto grafico, prima con i due fratelli Armando e Giuseppe Ciocca, con tipografia in Piazza Annessione, successivamente con Lanfranco Ciocca con cui ha lavorato fino al pensionamento, cioè nell’anno 1982. Sempre a Macerata ha svolto anche mansioni di scenografo al Teatro Lauro Rossi durante il Festival della Canzone per Bambini, allestendo una scenografia per ogni canzone.

La scenografia entrò nella sua vita durante la prigionia in Germania. Infatti fu notato dalle guardie carcerarie per le sue qualità di disegnatore, tanto che per rimediare qualche patata in più per il pranzo Nello disegnava donnine nude per loro. Vista la capacità del giovane prigioniero fu chiamato al teatro di Dresda, per lavorare alle scenografie dell’Opera. Si trovava a Dresda durante il massiccio bombardamento e si salvò miracolosamente dalla morte, fatto che è alla base dell’ispirazione del quadro di figura 76.

Nello Cruciani, dopo il pensionamento si dedicò molto al suo paese, fino alla fine dei suoi giorni; sofferente di enfisema, morì inaspettatamente il 19/12/2002.

 

Giovane disegnatore

La famiglia conserva oltre l’album della scuola elementare, anche un album di Nello più grande. Qui di seguito ne riportiamo il contenuto:

 

 

Figura 7

 

Figura 8

 

 

Figura 9

 

 

Figura 10

 

Figura 11

 

Figura 12

 

 

 

 

Figura 13

 

Figura 14

 

Figura 15

 

Figura 16

 

Figura 17

 

Figura 18

 

 

Figura 19

Figura 20

 

Figura 21

 

Figura 22

 

 

Figura 23

 

Figura 24

 

Figura 25

I cartonicini d’auguri

La famiglia ancora conserva i cartoncini d’auguri che Nello aveva preparato per il Comune:

Figura 26

Figura 27

Figura 28

 

Quest’ultimo cartoncino è anche un ricordo di come si presentava quest’angolo di paese prima che si edificasse il palazzo attuale sopra le mura.

 

Figura 29. Nello Cruciani al centro tra i due fratelli Bastianelli, falegnami.

 

Restauro

 

    

Figura 30

 

 

 

Queste due statue di Santi (Sant’Antonio abate e Sant’Antonio da Padova) sono state restaurate[1] da Cruciani e sono conservate presso il Museo dei Legni processionali.

 

Cruciani e gli arredi sacri

Nello Cruciani si è molto dedicato alla creazione di arredi sacri come dimostrano le figure seguenti:

 

a) Santuario della Misericordia

 

figura 31: L’Agnello Pasquale

 

 

Figura 32

 

Figura 33

Figura 34

 

 

 

b) Chiesa delle Grazie

 

Figura 35

Figura 36

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scenografo Religioso

 

Figura 37

 

Per le festività della settimana Santa, Cruciani ha preparato questa Ultima Cena di Leonardo, dipinta su compensato, che viene montata ogni anno nella piazza Umberto I di Petriolo.

 

Gli stemmi in gesso

Presso il Comune sono conservati gli stemmi in gesso eseguiti da Nello Cruciani.

 

Figura 38. Sopra la porta d’ingresso della Sala Consiliare
 

  

Figura 39. Sopra la porta d’ingresso dello studio del Sindaco

 

Figura 40. Sopra la porta d’ingresso dello studio del Segretario Comunale

 

Scultore

Le nicchie in alto, sulla facciata del Santuario della Misericordia, erano vuote dal tempo della costruzione (Architetto Augustoni, XVIII secolo), come dimostra la cartolina antica della figura 41.

Figura 41

 

Cruciani ebbe l’idea geniale di usarle per porci due sculture che rappresentano l’Annunciazione, così che le due nicchie si legano l’una all’altra in un’unica scena. Come modello ebbe l’Annunciazione di Durante Nobili conservata nel Museo dei Legni Processionali adiacente al Santuario.

 

Figura 42

Figura 43. Il particolare delle due sculture

 

Nelle figure 42 e 43 sono riportate le sculture poste nelle due nicchie e nella figura 44 si può ammirare la pittura di Durante Nobili, da cui Cruciani trasse ispirazione:

 

Figura 44

Figura 45

 

Presso il museo dei Legni Processionali è conservato l’originale in gesso del volto della Madonna, eseguito da Cruciani (figura 45), che poi usò come modello per preparare le statuine (figura 46) per le edicole che si trovano ai quattro angoli del Paese.

 

Figura 46

All’angolo del loggiato del Teatro è posta l’immagine della Vergine, riportata in figura 47

 

Figura 47: Edicola Mariana nei pressi del Bar Centrale

 

di cui esiste un disegno (non firmato), custodito presso il Museo dei legni processionali (figura 48):

 

Figura 48

 

 

Nella cripta della Chiesa dei Santi Martino e Marco è presente un notevole bassorilievo di Cruciani, la deposizione:

Figura 49. Cripta della Chiesa dei Santi Martino e Marco

 

Figura 50. Bassorilievo: Deposizione.

 

Una deposizione è pure presente a casa della famiglia Cruciani:

 

Figura 51. Deposizione[2]

 

Per l’interno del Santuario della Misericordia, Cruciani ha realizzato la scultura “La Madonna della Pace”

 

Figura 52. La Madonna della Pace

 

ubicata sul lato sinistro del Santuario (figura 53):

 

Figura 53

 

Presso il cimitero di Petriolo, si possono ammirare due sculture (bassorilievi) in bronzo che rappresentano Dio Padre (figura 54) e Cristo (figura 55), poste in alto, ai due lati della cappella funeraria della famiglia Pacioni:

 

Figura 54

Figura 55

 

 

Cruciani pittore

Le pitture di Cruciani sono disperse presso numerosi privati. Qui di seguito riportiamo quelle che abbiamo potuto ritrovare e l’ubicazione delle stesse:

 

            Casa Cruciani

Figura 56[3]

 

Figura 57[4]

 

Figura 58[5]

 

Figura 59[6]

Figura 60[7]

 

Figura 61[8]

 

Figura 62[9]. Il figlio Roberto 

Figura 63

 

 

Famiglia Simonelli:

 

Figura 64[10]

 

 Famiglia Bastianelli Salvatore:

 

Figura 65. La Chiesa del Suffragio

  

Enzio Salvucci – Rosalba Bernasconi

 

Figura 66

 

 

Assunta Ciabocco

 

Figura 67

 

 Famiglia Lauro Paoletti

 

Figura 68

 

Questo è un angolo scomparso di Petriolo, presente solo in qualche vecchia cartolina

 

Figura 68-a. L’arco visto dalla parte opposta

 

 

 

Luigi Contigiani

 

Figura 69. Ritratto di Luigi Contigiani

 

Figura 70. Il sacrario

 

A casa di Luigi Contigiani sono conservati anche i disegni effettuati da Nello Cruciani e raffiguranti i segni zoodiacali che poi Contigiani passò a Legno nel tavolinetto intarsiato:

Figura 72

 

Inoltre è custodito anche il “biroccio” in miniatuta creato da Contigiani e decorato da Nello Cruciani
 

Figura 73. Il biroccio. Decorazione frontale

Figura 74. Il Biroccio. Decorazione laterale

 

Figura 75. Il biroccio. Decorazione laterale

 

Museo dei legni processionali

 

Lungo le scale di accesso al secondo piano del Museo è conservata una tela di Cruciani, che è un ex voto, dipinta quando ritornò vivo dalla II guerra mondiale.

Figura 76

 

 

Opere disperse

Molte delle sue opere, donate ad amici e conoscenti, sono ora difficili da reperire. Di alcune esiste una documentazione fotografica  a casa Cruciani. Qui di seguito ne riportiamo la riproduzione:

 

Figura 77[11]

 

Figura 78[12]

 

Figura 79

Figura 80

 

Figura 81

 

Figura 82

 

Alcune considerazioni sull’opera di Nello Cruciani

 

La grande versatilità, che ha fatto spaziare Cruciani nei campi più disparati, è stato un pregio durante la sua vita perché lo hanno reso popolare, ma ora che la sua vita si è spenta, ora che i suoi amici stanno rarefacendosi, un grande rischio grava sulla memoria di quest’artista. Infatti ancora se ne parla, ma si rischia di ricordarlo per le sue corone di angeli, presenti in ogni cerimonia religiosa, e non per le cose importanti che ha saputo realizzare.

In scultura, arte che apprese da Diego De Minicis, la grande plasticità della Madonna della Pace, l’ariosità del drappeggio, la sua postura imponente come una dea greca dimostrano ampiamente la sua mestria, che poi secondo me esplode nelle due deposizioni, sia per la sapiente impostazione scenografica dei personaggi sia per quel contrasto tra l’abbandono del Cristo e il movimento delle altre figure, che genera pathos.

Così anche nei due bassorilevi della Tomba Pacioni, con due formelle riesce a comunicare la forza del Creatore e del Redentore, volti solenni, quindi punti di riferimento per l’uomo.

Nella pittura è la rappresentazione dei mestieri (l’uomo che fonde il metallo, il pescatore, il fienatore) che, a mio avviso, dimostra l’aspetto migliore della sua espressività; ma anche i paesaggi, i suoi laghi increspati, le foglie d’autunno mostrano una poesia di stampo lirico notevole. Nelle varie pitture, che rappresentano gli angoli del paese il più bello (a me sembra) è la facciata della Chiesa del Suffragio, che pur nella precisione dei dettagli ha, più delle altre pitture, quella luce tremula che sembra venire dal sogno, dal ricordo.

Io ritengo che occorra dedicare un lavoro di analisi notevole all’opera di Cruciani, senza fretta, perché si deve distinguere il Cruciani artigiano dal Cruciani artista. La sua generosità lo spingeva a sentirsi al servizio del paese ed è così che ha prodotto una straordinaria quantità di arredi religiosi, come pure il non saper dire di no ai tanti amici lo hanno portato a fare un quadro ad ogni richiesta. Ciò non toglie però che quando i pennelli seguivano la sua ispirazione, dalle sue mani venivano fuori dei lavori notevoli, come i mestieri (Figure 57, 61, 64), come l’ariosità della spiaggia di figura 58, i paesaggi (Figure 56, 59, 77, 78). In questi dipinti ho notato l’eredità di De Minicis[13], cioè il suo calarsi nel VERO: pieghe e drappeggio degli abiti, il movimento o la tensione nei personaggi, il movimento delle acque. Il fienatore in questo senso è uno dei più riusciti. Il livello di Cruciani sicuramente si manifesta eccelso nel rittratto del figlio, dove ha colto l’espressione un po’ attonita ma carica di fiducia  del piccolo (figura 62).

 

 

 

Gianfrancesco Berchiesi



[1] Informazione data da Mariano Mercuri

[2] Proprietà della Famiglia Cruciani

[3] Un paesaggio profondo, arioso si apre oltre gli alberi. Questo è lo scenario per il vero soggetto del quadro che è l’acqua con la sua increspatura che la rende vera e vibrante.

[4] E’ una pittura complessa. L’uomo è piegato in avanti fra la luce del metallo fuso e l’ombra dietro di lui; gli abiti drappeggiano e sottolineano il suo sforzo in avanti. La muscolatura è tesa e tutto ciò diventa un inno al lavoro. Si osservi anche il disegno riportato in figura 15.

[5] Qui “elementi del vero”, come la rete da sciabica stesa ad asciugare, la barca tirata a secco, i bambini intenti a giocare, una vela all’orizzonte, diventano parti di una scenografia che richiama alla memoria tempi passati

[6] Un lungolago alberato è la scena per un gioco di colori: la macchia scura degli alberi, la luce blu delle acque e il rosa delle case lontane.

[7] L’autunno si presta ad essere dipinto. Sul rosso delle foglie e sul grigio degli alberi emergono imponenti tre alberi che si intrecciano e che probabilmente hanno un messaggio non solo paesaggistico ma quasi umano, come di una famiglia.

[8] L’alta montagna, il ponte, le acque chiacchierine sono la scena per il pescatore calmo, senza fretta. Bellissimo è il contrasto tra il movimento delle acque e l’immobilità controllata del pescatore. Si notino gli abiti “veri” dell’uomo.

[9] Veramente eccelso questo dipinto che ha saputo cogliere lo sguardo buono, attonito e fiducioso del bambino.

[10] Il prato che si apre accanto ad un bosco è la scena per l’uomo che fiena. Gli abiti da lavoro, troppo grandi per il corpo magro, e che quindi drappeggiano fortemente e il movimento del fienatore sono gli elementi che più colpiscono e che parlano del sudore delle nostre campagne, della vita sobria dei nostri contadini ed assurgono quindi a notevole livello poetico.

 

[11] Quadri come questo parlano da soli del livello raggiunto da Cruciani. L’uomo stanco che si rinfresca. La fonte che versa acqua. I ciottoli in primo piano e i monti coperti da nubi sullo sfondo. Ne emerge una scena in cui il movimento dell’uomo che si rinfresca, la tensione di quel corpo piegato sono in antitesi con la solenne e immobile maestosità delle montagne.

[12] Alberi seminudi, alberi pieni di foglie, una radura luminosa giocano contrasti di luce di impareggiabile impatto emotivo.

 

[13] Occorre ricordare che Cruciani aveva doti di artista innate e che non ha seguito nessun corso specifico, a parte la vicinanza con Diego De Minicis, da cui ha sicuramente appreso la tecnica della scultura.