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Lo scorrere del Tempo ne “La Morte di Abele”

Gruppo scultoreo di Lino Gentili Lucertini Malaspina

 

Gianfrancesco Berchiesi, Associazione Culturale Diego De Minicis, Petriolo

 

Il fatto biblico dell’uccisione di Abele ha attratto numerosi artisti dal medioevo ad oggi. Le ragioni possono essere essenzialmente due: 1) le opere più antiche erano state concepite in veste “didattica”, essendo praticamente parte di un libro leggibile da tutti. 2) nelle opere più moderne il racconto di Caino e Abele spiega l’origine dell’ invidia e della gelosia, come spinta devastatrice innata nella natura umana; cioè la storia biblica denuncia che Caino è dentro di noi. Quindi l’artista mette nella sua opera un’interpretazione psicologica della natura umana.

Dal medioevo ad oggi un grande numero di artisti si è interessato alla rappresentazione del mito: da Wiligelmo, nel portale del duomo di Modena, e via via nel tempo fino ai giorni nostri. Nei casi che ho esaminato, per lo più, è sempre l’omicidio che viene rappresentato, cioè l’istante dell’uccisione di Abele da parte di Caino. Considerato che le arti figurative nel passato servivano a “raccontare” al popolo gli scritti sacri, sono pochi gli autori che non rappresentano l’omicidio: ad esempio Lagerino Stefano (XII secolo) rappresenta Caino ed Abele intenti nel lavoro nei campi. Nell’era moderna è più facile trovare rappresentazioni più concettuali del mito biblico: Simone Capriotti, ad esempio, rappresenta l’incredulità e il terrore di Abele, Scipione vuole forse rappresentare l’incomunicabilità, Edoardo Alfieri, usando in linguaggio molto vicino all’informale, comunica più un’idea di sopraffazione che non un omicidio. Dupré crea due statue indipendenti: Abele morto (che sembra un giovane dormiente) e Caino, Mazzacurati crea un Caino, da solo, ripreso mentre cerca di sfuggire alla vista di Dio.

 

Wiligelmo, Duomo di Modena: www.associazioneclessidra.it/pagine/modena.htm

 

Lagerino Stefano: www.thais.it/scultura/sch00453.htm

 

 

Affresco nell’Abbazia di S.Angelo in Formis: http://it.wikipedia.org/wiki/Caino

 

LorenzoGhiberti:

www.scultura-italiana.com/Galleria/Ghiberti%20Lorenzo/imagepages/image25.html

 

G.Borremans: www.scuolabagolino.it/guida%20alcamo/arte/chiesa%20madre/capp%20Sacro%20Cuore.htm

 

Giovanni Dupré: www.scultura-italiana.com/Biografie/Dupre.htm

 

A.Canova:  Adamo ed Eva piangono Abele morente:

http://www.scultura-italiana.com/Galleria/Canova%20Antonio/imagepages/image1.html

 

Mazzacurati Marino:

www.scultura-italiana.com/Galleria/Mazzacurati%20Marino/index.html

 

Venanzo Crocetti: www.sinequanon.it/site/article.php?ID=00001413

 

Simone Capriotti: www.fangoefuoco.blogspot.com/

 

Lois Anvidalfarei :  

www.loisanvidalfarei.it/it/portfolio_fg.html

 

Altre rappresentazioni del mito sono state realizzate da Palma il giovane, Schiavone e Sirani, sempre entro il consueto schema del fratricidio. Mentre Dupré crea due belle statue, delle quali la più bella è Abele disteso, ma che poco hanno a che fare con la storia biblica, potendo rappresentare benissimo un giovane dormiente, per Abele, e un uomo forte, per Caino, Mazzacurati indaga il dopo, cioè la conseguenza su Caino, presentando un uomo atterrito, mentre Anvidalfarei crea un Caino che osserva con indifferenza Abele morto ed ha perso quindi i connotati sanguigni.

Voglio qui commentare tre opere rispettivamente di Sesto Americo Luchetti, Edoardo Alfieri e Lino Gentili[1].

Sesto Americo Luchetti merita un commento a parte perché, nella porta della Chiesa di S.Maria del Paradiso, a Corridonia (MC), crea una scena selvaggia dell’omicidio, di forte impatto emozionale; Caino è una forza primordiale del male, ferina ed aggressiva, che esplode in tutta la sua violenza omicida. Questa di Luchetti è sicuramente la rappresentazione più brutale tra quelle che ho osservato. Non è quindi una rappresentazione di maniera, ma coglie l’attimo in cui la aggressività esplode non arginata da alcuna forma di razionalità.

E’ la violenza senza freni, è il dominio assoluto della carne e delle sue leggi, che vengono rappresentati. Il tutto è esaltato da quelle membra così lunghe, che aumentano ancor più la sensazione della furia omicida: il corpo di Abele, infatti, sembra stirato dalla violenza del fratello e penzola privo di vita dalle sue mani brutali.

Inserita nella storia biblica, questa rappresentazione di Luchetti dà una interpretazione cosmologica  di elevata caratura concettuale dell’uccisione: è la lotta per la sopravvivenza che viene rappresentata, è l’AVERE che è nato prima dell’ESSERE nella storia dell’uomo, che è stato impresso nel bronzo.

 

  

Sesto Americo Luchetti: Particolare della porta della Chiesa della Madonna del Paradiso di Corridonia (MC)

 

 

 

Edoardo Alfieri da una lettura più concettuale del fratricidio, che viene purgato dai toni realistici e le sue sculture, centrate sul tema di Caino ed Abele, parlano del sentimento di sopraffazione e di prevaricazione, avendo perso in questo autore i toni sanguigni della rappresentazione realistica[2] poiché lo scultore ha usato un linguaggio più vicino all’informale. Caino ha in mano il “simbolo” della clava, ma solo per ricordare che si narra un omicidio, però l’espressione che esce dal gruppo è la prevaricazione del forte sul debole.

http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=63277

In una scala del realismo della rappresentazione è l’opera di Luchetti che sta al primo posto, poi le altre in cui l’espressione è più simbolica, fino a giungere ad Alfieri e Capriotti, in cui sono rappresentati stati d’animo (la sopraffazione o lo smarrimento).

Recentemente è stata presentata al Museo De Minicis di Petriolo l’opera di Lino Gentili, che è un’opera a sé, perché per la prima volta più che l’omicidio viene trattata la distruzione psicologica di Caino. Per giungere a questo tipo di espressione lo scultore usa sia il figurativo che l’informale e il simbolico, così che in questo piccolo gruppo scultoreo viene a crearsi la dimensione TEMPO, assente nelle altre sculture.

 

Lino Gentili Lucertini Malaspina: La morte di Abele

 

In Lino Gentili Lucertini Malaspina, la “Morte di Abele” è un gruppo scultoreo dove la concettualità giunge ad un livello non usuale nelle arti figurative, infatti:

1)           l’autore rappresenta un intervallo di tempo per cogliere del fratricidio non solo l’atto istantaneo omicida, ma anche l’annientamento psicologico di Caino;

2)           Abele, il giusto, disteso, è colto nell’atto di difendersi e rappresenta l’incipit temporale della storia;

3)           Caino, l’ingiusto, è colto alla fine temporale della storia, dopo la sua distruzione psicologica, che l’ha ridotto ad un ammasso di materia contorta;

4)           Spostare lo sguardo dal giusto all’ingiusto non significa spostare lo sguardo da una posizione spaziale del gruppo scultoreo ad un’altra, bensì significa spostarsi da “prima” a “dopo”, cioè spostarsi temporalmente. Inoltre, il terzo elemento del gruppo scultoreo, cioè il triangolo (che rappresenta Dio), è l’elemento unificatore dello scorrere del tempo: in Dio l’inizio e la fine convergono e l’intervallo di tempo tra l’incipit della storia e la conclusione si annulla perché Dio è oltre il tempo.

Il Male e il Bene, il Prima e il Poi si riuniscono in Dio.

Questa è una rappresentazione, a me sembra, unica e di livello filosofico.

Altro aspetto particolare di quest’opera risiede nel fatto che non è né completamente figurativa né completamente informale, poiché l’informale nella presente opera viene utilizzato soltanto per rappresentare la distruzione psicologica dell’ingiusto.

Qualcosa di simile esiste in letteratura: nella Legende des Siècles. Victor Hugo vi tratta l’annientamento di Caino come fuga dalla propria coscienza, che lo porta alla fine a chiudersi in una tomba, perseguitato fin lì dall’Occhio di Dio.



[1] Ho scelto questi tre autori per due motivi: innanzi tutto per la loro pregnanza artistica, in secondo luogo perché è scopo dell’Associazione Culturale Diego de Minicis ricercare ciò di cui non si parla o si parla poco.

[2] Museo d’Arte contemporanea di Genova, EDOARDO ALFIERI, L’Opera:1929 – 1997, Mazzotta Ed. 1998, pag.110-111