Diego De Minicis, scultore e pittore, 1913-1942
Opere perdute
Gianfrancesco Berchiesi
Gli anni 1940 e 1941 rappresentano l’alba della sua esistenza artistica, quando diverse iniziative stanno prendendo corpo. Già nel documento precedente, che abbiamo intitolato “Un sogno infranto”, abbiamo riportato la lettera del pittore Vincenzo Monti, volta ad aggregare Diego De Minicis in un gruppo di artisti, che si sarebbero poi affermati nel loro campo artistico. Questi sono anche gli anni in cui da un punto di vista accademico le prospettive di un inserimento nel tessuto didattico del Liceo artistico di Brera stanno materializzandosi.
Il 5/8/1941 Francesco Messina gli scrive una lettera da Forte dei Marmi per
informare Diego che è stata spedita una proposta al Ministero per affidargli
l’assistenza presso il Liceo Artistico[1].
In data 18/9/1941, lo scultore Francesco Messina scrive di nuovo a Diego De
Minicis sia per informarlo che il Ministero non ha ancora risposto per
l’incarico al Liceo, sia per chiedergli di raggiungerlo perché ha bisogno che
insieme a Panciera lo aiuti nel lavoro e gli offre 5 Lire al giorno[2].
Finalmente il 16/10/1941 il Presidente dell’Accademia di Brera, Avv.Guido
Pesenti, gli comunica che è stato nominato assistente per la cattedra di ornato
modellato per 12 ore settimanali, con uno stipendio di 600 Lire mensili[3].
Nel 1941 un’altra grande opportunità si affaccia al suo orizzonte: la
possibilità di creare una Via Crucis in gesso per la Chiesa della Misericordia[4]
di Petriolo. Esistono sia la scrittura privata tra Don Attilio Mentili e lo
scultore Diego De Minicis[5],
sia due lettere (19/9/41) e (18/10/41)[6]
di Mons. Marcello Manfroni allo scultore per esporre le critiche ai suoi bozzetti.
Ma questi sono gli anni in cui le nubi minacciose della guerra si
cominciano ad addensare sul suo capo: due lettere una del 30/9/1940 ed una del
11/12/1940 informano lo scultore che, su segnalazione del Podestà, Diego De
Minicis, già comandato a prestare servizio come istruttore presso il corso di
specializzazione di Petriolo, viene proposto come comandante del reparto Fanti
d’Italia[7].
Intanto l’accademia di Brera chiede che De Minicis rimuova i suoi gessi
altrimenti andrebbero distrutti: con
cartolina postale di F.Wildt il 18/11/40[8],
di nuovo con cartolina postale di F.Wildt il 30/10/40[9]ed
infine L’Accademia stessa il 6/9/41[10].
Il 11/1/1940, una cartolina di Cherchi da Genova lo informa che c’è bisogno
di lui per il grande lavoro all’E42 a Roma[11].

Figura 1: Il suo autoritratto a matita degli anni 40[12].
I suoi impegni e il richiamo della patria, che lo scultore sentiva in modo particolare, gli hanno forse impedito di correre a salvare le sue opere depositate in Accademia. Tra le sue carte è conservato un ritaglio di giornale, molto rovinato, de “Il popolo d’Italia”, che riporta un bassorilievo. Una ricerca presso la biblioteca Mazziniana di Genova ha permesso di avere la foto del suo bassorilievo “La morte di Spadoni nell’assalto all’Avanti”, (Popolo d’Italia del 19/3/1935). Il bassorilievo rievoca l’assalto alla redazione dell’Avanti da parte di gruppi fascisti il 15/4/1919.

Figura 2: bassorilievo perduto. L’assalto
all’Avanti e la morte di Spadoni
La foto reca una didascalia secondo la quale la scultura dell’artista Diego
De Minicis era esposta ai Prelittoriali dell’Arte al Castello Sforzesco di
Milano.
Riordinando tutte le sue carte, sono stato colpito da un disegno (forse incompleto), che potrebbe essere un bozzetto o uno studio preliminare di questo bassorilievo di cui si sono perse le tracce, figura 3. E’ un’opera giovanile carica di movimento e di tensione. Cinque anni più tardi realizzerà due stazioni della Via Crucis dove il dramma assume un’espressione solenne, ieratica, composta. Nelle lettere di Manfroni allo scultore si nota l’incomprensione tra l’artista e il sacerdote, che non ritrovava nei bozzetti di Diego de Minicis quello che l’iconografia comune ci ha tramandato. Ci interesseremo di questo aspetto in un successivo documento.
Si può ritenere che gli impegni di quegli anni tra il 40 e il 42 gli abbiano impedito di interessarsi di spostare le sue sculture, oppure è anche ipotizzabile che le abbia effettivamente portate via dall’Accademia, depositandole in un locale.
Nel 1942 inizia quella marcia che lentamente lo porterà a Filonovo (Unione Sovietica), dove morirà. Scriveva quasi tutti i giorni alla famiglia, consolandola e avendo parole molto affettuose per tutti i familiari e in modo speciale per la madre. In qualche cartolina[13]ricorda alla cognata Maria Pia “quel notturno di Chopin” oppure “il sole sorride in fronte e le armonie della campagna ricordano le armonie di Chopin” oppure “dite a Maria Pia di suonare ancora quel valzer di Chopin”. Questo personaggio romantico andrà incontro al suo destino serenamente; morirà rapidamente, secondo il racconto del suo compagno d’armi Armando Troversi[14] e così i suoi sogni, i suoi progetti, la sua visione del mondo rimarranno congelati nel punto più bello e creativo dell’esistenza e non conosceranno la maturità e l’invecchiamento.

Figura 3: disegno a matita di Diego De Minicis, che potrebbe rappresentare uno studio preliminare del bassorilievo “La morte di Spadoni nell’assalto all’Avanti”.
Negli scatoloni dove erano conservate le carte dell’artista, la nipote Signora Manuela Dezi ha trovato alcuni negativi di foto (negativi su lastra di vetro), che una volta sviluppati hanno mostrato altre due sue opere figure 4-6, oltre ad alcune istantanee di Diego con un suo amico.

Figura 4: testa femminile di fronte

Figura 5: lo stesso soggetto di profilo

Figura 6: busto femminile in creta
Mentre di quest’ultima scultura non ho trovato riscontro nei suoi disegni, che sto riordinando, per quanto riguarda le figure 4 e 5, trovo una forte rispondenza con gli schizzi che riporto nelle figure successive[15]:

Figura 7

Figura 8

Figura 9

Figura 10

Figura 11

Figura 13. Schizzi vari sul retro di una busta[16]. Il volto femminile sembra quello del gesso di figura 5
Nel volume della Fabbri Editore, La città di Brera, due secoli di sculture, sono riportate le foto di due opere di Diego De Minicis, di cui si sono perse le tracce, Figura 12 e Figura 13[17].

Figura 14: Nudo maschile[18] Figura 15: Frammento di nudo femminile[19]
Del nudo maschile esistono vari probabili schizzi, uno si intravede in figura 13, un altro[20] è mostrato in figura 16, altri nelle figure 16-19:
Figura 16:Probabile studio preliminare del nudo, ora perduto, riportato in figura

Figura 17[21]

Figura 18[22]

Figura 19[23]

Figura 20[24]
[1] Classificatore n°3, foglio 6
[2] Classificatore n°3, foglio 9
[3] Classificatore 3, foglio n°5
[4] Diego De Minicis riuscirà a creare due
stazioni, donate dai Nipoti Diego e Manuela Dezi all’associazione Combattenti e
Reduci di Petriolo e che saranno esposte al sacrario dei caduti delle guerre di
Petriolo.
[5] Classificatore 6, Foglio 5
[6] Classificatore 3, fogli 30 e 91
[7] Classificatore 8, fogli 1 e 2
[8] Classificatore 3, foglio 7
[9] Classificatore 3, folgio 8
[10]
Classificatore 6, foglio 13
[11]
Classificatore 3, foglio 38
[13] Classificatore3 Fogli 20,22,23
[14] classificatore 4 foglio27
[15] raccoglitore II, fogli 23, 25, 26a, 26b,
27
[16] raccoglitore X, foglio 1
[17] Autorizzazione ad inserire le immagini in
questa pagina, concessa sia dall’Accademia di Brera, sia dalla RCS Libri
SpA-Fabbri Diritti & Acquisizioni.
[18] La città di Brera, due secoli di
sculture, Fabbri Editori, 1995, pag.106
[19] La città di Brera, due secoli di
sculture, Fabbri Editore, 1995, pag 132
[20] raccoglitore 1, foglio77
[21] Raccoglitore II, foglio 64
[22] Raccoglitore II, foglio 67
[23] Raccoglitore I, foglio 81
[24] Raccoglitore I, foglio 17 avanti