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L’anima è una dimensione complessa dell’esistere, può essere piena di luce o coperta di ombre, può essere offuscata dalle nebbie o può essere calda e solare come i tropici, oppure a volte è invasa da un gelo perenne. In questa dimensione si nascondono, in mille grotte e anfratti, le ansie e i dolori, le gioie e la felicità, le certezze e i dubbi, che ognuno vuole conservare gelosamente solo per sè perché ha paura ad esternare. Possono essere sentimenti, idee, che costituiscono il piccolo tesoro da proteggere, e che uscendo nel mondo potrebbero essere attaccati, derisi o rubati in quella giungla che è l’altro.

L’artista vive nel nostro mondo quotidiano, ma è là che naviga continuamente. Entra in quelle grotte, vola radente su quegli anfratti come per percepire le piccole vibrazioni che emanano. Si riscalda o si agghiaccia nel contatto con loro. E’ così che si forma nel suo IO quella temperatura emozionale giusta per scrivere qualcosa con il pennello o con lo scalpello o con la penna. E’ in quella temperatura che le emozioni ricevute dal mondo si modellano, prendono una forma. E’ così  che il marchio dell’artista rimarrà sempre idelebilmente impresso sulla sua opera.

Con questa mostra ci accingiamo a compiere cinque viaggi nella dimensione dell’anima, guidati dalle opere di tre scultori e due pittori:

 

Franca Bavaj: viaggio alle radici della maternità

Anna Sagni: viaggio nella luce

Franco Morresi: viaggio nelle tempeste

Andrea Gambugiati: viaggio nel nebbioso confine tra l’antico e il moderno

Lino Gentili Lucertini Malaspina: viaggio nel buio anfratto dell’ODIO

 

FRANCA BAVAJ è una viaggiatrice per eccellenza; cammina silenziosa e con i sensori allertati per cogliere i bisbigli dell’anima, prenderne il nucleo emozionale ed analizzarlo successivamente. Da questo incontro tra emozione e ragione nascono le sue sculture, fra le quali le DONNE MADRI e i due aspetti della femminilità LA PUREZZA e la MOBILITA’. Grazia, purezza, forza, fertilità emergono da questi bassorilievi, ma anche e soprattutto l’appartenenza simbiotica del figlio alla madre. E’ quella mano grande che lo grida; non si è fermata alla superficie la scultrice, ma ha analizzato ed ha trovato questa simbiosi che nasce all’origine della vita e che fa della madre il personaggio chiave della storia dell’umanità. La madre è l’espressione della fertilità del Mondo, ma soprattutto è la Protettrice della vita. E’ quanto ci narra con delicatezza di forme Franca Bavaj.

Ha iniziato giovanissima come autodidatta, ma ha successivamente frequentato sia lo studio dello scultore Luchetti sia l’Accademia di Belle Arti di Macerata. Ha partecipato a colletive provinciali e nazionali ottenendo premi e segnalazioni. Ha tenuto personali in varie città italiane. Molte sue opere sono presenti in collezioni private ed enti pubblici in Italia e all’Estero. Hanno parlato di lei G.Api su “Arte Cristiana”, E.Maurizi su “Il Resto del Carlino”, Luigi Servolini su “Italia Turistica”, Nello Biondi su “Artisti contemporanei”.

 

 ANNA SAGNI anche quando dipinge volti o fiori cerca la luce, che usa con rara maestria per dare risalto alle sue opere, ma è veramente un’artista unica quando fa della luce la protagonista delle sue tele. Non è solo un abile gioco di colori e di sfumature. C’è molto di più. La luce protagonista è l’espressione del suo modo di essere solare, della sua ricerca della luce nel buio della vita, della sua azione volta a spezzare il buio con la luce. In Luce, ad esempio, dove il personaggio è un cono di luce che spezza le tenebre,  è chiaro che Anna si è smaterializzata e il suo essere solare e propositiva è diventato quel cono di luce, che non è solo colore ma è primo attore, è forza, è azione.

Conseguito il diploma magistrale, inizia a dipingere come autodidatta nell’ambito del figurativo impressionista. Ha partecipato a numerose personali e collettive a Recanati, Sant’Elpidio a Mare, Macerata, Vieste, Ancona, Fermo, Vico Garganico, Ferrara, Porto S.Giorgio, Porto Recanati, Rassegna nazionale Salvi (Sassoferrato), Galleria Malatestiana (Rimini), Festival dei due Mondi (Spoleto), Tertio millennio adveniente (Corridonia), Artexpo 2001 (New York), La Lunga tela del cuore (Spoleto), Marguttiana d’arte 2003 (Macerata). II classificata “Macerata d’inverno” 1997, I premio speciale “Ripetta 1998” Roma, medaglia d’argento “IV Festival Internazionale Pittura Contemporanea” Sanremo 1998, Vince premi a “La tua terra Riviera del Conero” 1999, Premio Bottarelli “Concorso Nazionale Cristoforo Marzaroli” Salsomaggiore 1999, Comune di Foggia “XXXIII Premio Nazionale di Primavera” 2001.

 

FRANCO MORRESI ha un’anima inquieta, che nella sofferenza esistenziale trova la sua strada. Cammina, si ferisce, si rialza. Nella sua VIA CRUCIS sembra affidarsi al sangue purificatore, sembra che il dolore dell’Umanità e quindi anche il suo, espresso dal dolore della Vergine nella deposizione, si stemperi nel sangue di CRISTO, ma in STRETTA FINALE e nell’ultimo paesaggio DARSENA sembra ancora che la mano del dolore lo attanagli. Un animo lirico gli permette gli abbandoni estatici di alcuni paesaggi o i delicati accostamenti donna/fiore, ma una sensibilità acuta lo fa soffrire nel cammino accidentato della vita. Ed ecco allora che i paesaggi diventano strisciate di colore, le figure femminili perdono carnalità per diventare forma. E’ qui la sua grandezza: affonda le sue radici nei miasmi del male per poi renderle a noi come canti disperati, usando un linguaggio essenziale, conciso e penetrante.

Allievo di Remo Brindisi all’Accademia di Belle Arti di Macerata, nel 1982 è stato invitato alla 40° Biennale di Venezia. Ha tenuto personali a Ferrara (Palazzo Diamanti) nel 1983, al Museo Alternativo “Remo Brindisi” nel 1996, ha tenuto antologiche nel 1982 a Civitanova Marche e nel 2000 a S.severino Marche (palazzo Servanzi Confidati). Sue opere sono in numerosi musei italiani e all’estero. Di lui hanno scritto critici come R.Brindisi, A.Ginesi, L.Mancino, P.Levi, J.Pietrobelli, L.Del Gobbo, A.Ventura.

 

ANDREA GAMBUGIATI ha iniziato fin dalla giovane età un suo viaggio in quegli anfratti angoscianti, dove la spinta evoluzionistica umana ci ha scaraventato. E’ in quest’angolo di animo che l’angoscia di poter essere oltre la carne, di poter esistere anche con una materia qualsiasi messa a disposizione dalla tecnologia, figlia minore della conoscenza, ti attanaglia. Riuscirà l’uomo a vivere oltre la carne? Riuscirà la tecnologia a sostituire la biologia? Che ne sarà di lui e soprattutto del suo spirito? Una madre può essere madre se il suo corpo od anche il suo vivere è a metà tra l’antica chioccia e una moderna scheda elettronica di un computer? Crescerà o si troncherà la crescita dell’essere se la modernità prenderà il sopravvento? Sono questi gli angoscianti problemi di questo giovane artista che scrive col gesso e con il ferro le sue analisi esistenziali.

Diplomato nel 2007 con il massimo dei voti all’Accademia di Brera, ha partecipato a numerose mostre:

ESPOSIZIONI 2009 : Dal 25 al 26 aprile : I AM, Spazio Pergolesi 8, via Pergolesi 8, Milano --- Dal 12 al 19 febbraio : RONALD THE BUTCHER BOY RELOADED / LAND OF HOPE AND GLORY RELOADED, Voghera 11 Art Gallery, via Voghera 11, Milano --- ESPOSIZIONI 2008 : Dal 13 al 20 dicembre : NATALE E' UNA PALLA, Brandstorming Temporary Shop, via Corsico 3, Milano --- Dal 27 novembre al 26 gennaio : RONALD THE BUTCHER BOY / LAND OF HOPE AND GLORY, Galleria Famiglia Margini, via Sciesa 9, Milano --- Dal 9 al 19 ottobre : XV PREMIO INTERNAZIONALE DI SCULTURA "EDGARDO MANNUCCI" SPECIAL EDITION, Casa del Pane, casello ovest di Porta Venezia, Milano --- Dal 16 luglio al 11 settembre : FREIHEIT, Galleria Famiglia Margini, via Sciesa 9, Milano --- Dal 31 maggio al 31 agosto : XV PREMIO INTERNAZIONALE DI SCULTURA "EDGARDO MANNUCCI", Rotary Club, Arcevia (AN) --- Dal 29 febbraio al 14 marzo : S/CONTRO, Associazione Estro, Bergamo .

Affronta con impegno l’analisi del mondo odierno con le sue problematiche, le sue contraddizioni, le sue fratture culturali. La sua scultura, angosciante espressione dell’oggi in bilico con il domani, della spiritualità che cede il passo all’aridità, è proiettata verso un’alta concettualità.

 

LINO GENTILI LUCERTINI MALASPINA: Il sogno è perduto, l’incantesimo è finito. L’uomo si ritrova solo ad affrontare il viaggio nella vita e, chiuso nella sua solitudine, affronta un viaggio a ritroso nel tempo, al tempo dei giochi e dei sogni per cercare spiegazioni sull’origine della malvagità, che in quel tempo lo ha ferito. La sua risposta è “La Morte di Abele” dove però il Male e il Bene alla fine si compongono in Dio. Lino Gentili, con il suo caratteristico linguaggio che usa il “pudore espressivo”, parla della malvagità che prima uccide Abele e poi annienta Caino finché la misericordia di Dio, che sta sopra il Prima e il Poi, che è sopra il Bene e il Male, riprende in Sé sia Abele che Caino. E’ una delicatissima interpretazione della storia Biblica, scevra di aspetti sanguigni, in piena sintonia con il lirismo di questo scultore, che qui spinge la sua ricerca a livello filosofico. E’ infatti una scultura in fieri, dove non è l’atto del male che viene raccontato, ma l’evoluzione di quell’atto che uccide Abele, ma porta Caino all’annientamento psicologico fino a ricomporsi in Dio. Il Male per Gentili è una perturbazione momentanea, che poi ritorna al Bene.

Le tappe artistiche principali sono:

a)      ’89 – ‘90 mostre personali a Milano (galleria Pedretti), Bologna (galleria Pedretti) e Roma (galleria Bruni)

b)      Dall’86 al ’91 mostre personali in Francia (galleria Pierre Dupont), Olanda, sponsorizzate dal critico d’Arte Ben Cross

c)      1991/1992 restauro e decorazioni di Villa Luciani, Montegranaro

d)      1992 scultura per la Capitaneria di Porto di Civitanova marche “Il Marinaio Stanco” (h.3 metri) realizzata con la tecnica del collage in ferro fuso con la fiamma ossidrica

e)      1996, Mostra personale a Macerata

f)       1997, Mostra personale a Palazzo Servanzi Confidati, S.Severino Marche

g)      1999/2000 opere per la collezione privata Bonifazi (Tolentino)

h)      2001, Mostra personale, Via Valporro, Tolentino

i)        2001, Scultura l’Uomo in draisin, Comune di Tolentino

j)       2002, Creazione de Il Grande Burattinaio, Foyer del teatro Vaccaj, Tolentino

k)      5/12/2003 – 30/12/2003 Mostra a Palazzo Falconi, Fermo

l)        Settembre 2008, Inaugurazione del Monumento ai Caduti di Nassiriya, alla presenza di autorità civili e militari e delle vedove dei Caduti.

m)    4/11/2008 – 31/12/2008 Mostra personale, Museo De Minicis, Petriolo (MC)

Le sue opere sono conservate in collezioni private in Svizzera (Vevey), Francia (Metz, Nizza), Principato di Monaco, Germania (Galleria Widmark, Berlino), Milano (Collezione Arpiselli); Busto Arsizio (Collezione Calcaterra), Roma  (Galleria Piazza di Spagna), Torino (Galleria La Vela). E’ stato varie volte ospite in TV pubbliche e private (Canale 5, Rai 2 e Rai 3).

Attualmente vive e lavora a Tolentino.

Di lui si sono interessati i critici Zeri, Pedretti, Bruni, Ben Cross e Lory Klein, e il giornalista Enzo Calcaterra.

                                                                                               

Questo “Viaggio nell’Anima” è stato ideato e realizzato da G.Berchiesi, Associazione Culturale Diego De Minicis di Petriolo, e sarà presentato a Montelupone, Mogliano e Civitanova Marche

 

 

Sponsor della mostra d’arte

 

   

 

 

Franca Bavaj

 

  

                                        1                                                                2                                                              3

     

                               4                                         5                                  6                                               7

  

                                                      8                                                 9                                       10

 

Franca Bavaj coglie della femminilità l’aspetto più autentico, più naturale, più nobile: la maternità. Da quando osserva il suo ventre (6) a quando stringe il bambino piccolo (7,8,10) o il figlio ormai grande (9), ma ancora bisognoso di cure, la donna è la prima attrice dell’Universo. E’ colei che da vita, ma soprattutto è colei che protegge questa vita; è quella mano in primo piano, che lo grida. Le donne di Franca Bavaj sono leggiadre ma non solo. La purezza (1), la fertilità (6), la mobilità (3) rappresentate dall’acqua, dalla donna incinta e dal fuoco sono tre aspetti della femminilità che l’autrice tratta con la leggerezza e il tocco di una arpista. Ma quando la donna diventa madre, è quella mano grande in primo piano che grida l’amore, un amore tenero che diventa struggente nella madre anziana (9), che ancora svolge il suo ruolo di madre. In questo senso è una madre “arcaica” quella di Franca Bavaj, una madre che ha le radici nel mondo classico, una Rea, un’Ecuba, perché sa cogliere l’essenziale e l’autentico della VITA.

E della donna Franca Bavaj coglie anche quel suo ruolo di vestale, di custode della fede e della sacralità dell’esistenza umana (11). In questo modo la sua donna va oltre le mode e i tempi per diventare simbolo e mito della forza cosmica insita nella vita, descritta in quello stupenda scultura (2), che mi piace chiamare “L’amplesso ancestrale”. Ho sempre sentito questa scultura come la rappresentazione della  “scintilla creativa”, la tumultuosa sorgente da cui tutto scaturisce.

 

 

 

 

Andrea Gambugiati

 

 

                                               1                                                                  2                                                    3

   

 

                       4                                                                      5                                                      6

 

 

 

Andrea Gambugiati scandaglia quegli anfratti oscuri al confine tra oggi e domani, tra carnale e robotico, tra umano e meccanico. E’ cioè un viaggio in quella zona di transizione tra l’oggi ancora umano e il domani quando la carne avrà ceduto il passo alla robotizzazione. Ma è anche un’analisi del mondo odierno in cui l’uomo abdica a se stesso, al suo ruolo, per inaridirsi e diventare una parte meccanica di un ingranaggio fuori di lui.

L’inquietante spermatoz-one (4) che racchiude in sé l’inizio e la fine della vita prelude a tutte le altre sculture in cui è presente uno sviluppo che si tronca, una trasformazione verso un altro tipo di vita. E’ la perdita della carnalità degli esseri o è la perdita della spiritualità dell’uomo per transire ad una forma di esistenza arida e meccanica? E’ un mondo angosciante quello che descrive l’artista, fatto di sviluppi troncati (5,6), di chiusure (2,3), di insicurezze. Riuscirà ad aprire la gabbia ed uscire fuori l’uomo di oggi?

La domanda esistenziale espressa da queste sculture è se ci sarà un RINASCIMENTO dell’anima sulla materia, se il “meccanico” avanzerà fino a distruggere, ingabbiare, inaridire la vitalità e la spiritualità. Con le sue sculture, Andrea Gambugiati ci trascina di fronte allo scenario di un’umanità avviata ad un declino, ad una desertificazione dell’anima.

 

  

 

Lino Gentili Lucertini Malaspina

 

                 

   Sogni perduti                                                          Clochard

 

 

 


La morte di Abele

 

 

Il clochard e Sogni perduti rappresentano l’espressione dell’artista nel livello emozionale. In particolare la seconda scultura è la conclusione del ciclo “Il percorso di un’anima tra sogno e realtà” e rappresenta l’uomo che inizia di nuovo un viaggio nella vita, solo e senza conforto, perché è passato il tempo spensierato. E’ in questo stato di solitudine che il suo pensiero torna indietro nel tempo, negli anni della giovinezza. Scava nella sua anima tra le sofferenze di quegli anni, cerca la spiegazione della malvagità che lo aveva colpito. Nei recessi della sua anima trova la risposta che propone nella terza scultura, la Morte di Abele.

Abele è morente ed è ripreso mentre cerca ancora di difendersi, cioè all’inizio della storia. Caino è rappresentato come ridotto ad un ammasso di materia contorta, cioè alla fine del racconto, a tanto lo ridusse la consapevolezza del male prodotto.

Due pezzi quindi per tracciare una evoluzione temporale; ma l’autore spinge ancora più a livello filosofico il suo discorso, inglobando l’inizio e la fine della storia in Dio (il triangolo), dato che in Dio c’è il prima e il dopo essendo fuori dal tempo, e dato che Dio è sopra il Bene e il Male. E’ una originalissima rappresentazione del mito biblico, in sintonia con l’animo lirico dell’autore. In questo piccolo gruppo scultoreo l’autore sviluppa il suo concetto di BENE e MALE, che ha anche trattato nel Monumento “Ai Caduti di Nassiriya” a Tolentino: il MALE è come un sasso gettato nello stagno, genera movimento, ma alla fine il tutto si riequilibra. L’autore ha due livelli di espressione: il livello emozionale, dove Dio è per lo più assente, ma a volte l’emozionale si astrae e sale a livello filosofico e in questo caso la dimensione sovraumana emerge chiaramente.

 

Franco Morresi

 

     

                              1                                                                 2                                                          3

  

                                4                                               5                                    6                                     7

 

                                          8                                                                                           9

 

Dietro il grande riserbo, dietro il suo porsi controllato ed affabile, c’è un’anima inquieta in cui l’angoscia esistenziale si alterna a momenti di estasi rapita.

E’ sicuramente questo suo vivere a fasi alterne le estasi e le angosce che ognuno può leggere nella sua sottile ironia, nella sua mestizia, nel suo sorriso appena accennato.

Un acceso tramonto (1) può trasformarsi nell’incombente temporale (2) che sta minacciando un paese, o in quel subbuglio ansioso che è DARSENA (3), dove non c’è più ordine, dove anzi c’è la deflagrazione dell’ordine dei paesaggi precedenti. Dentro la sua anima c’è quell’URLO (8), che squassa, c’è l’incubo di STRETTA FINALE (9), ma c’è anche l’incanto delle donne e dei fiori, l’incanto estasiato di fronte alla vita (4,5). Però la forma femminile può diventare un contorno evanescente, simile ad un ricordo lontano, tagliato da linee dure (6,7).

La sua pittura, specchio fedele della sua anima, lo segue in questi moti oscillatori della sua emozionalità e a mio avviso prende forza da questo oscillare tra i due estremi perché in tal modo nel suo “sentire” si forma una vasta gamma di tinte emozionali, abili miscugli dei due stati estremi. Morresi quando dipinge “è”, cioè vive questi miscugli emozionali.

Anche se in questa collettiva non è presente la sua Via Crucis, destinata ad altri spazi, ad Ambienti Sacri, non si può non nominarla perché essa dimostra come questo subbuglio emozionale del pittore, qualora venga canalizzato dal rosso del sangue purificatore e dal nero del dolore, riesca a generare una tensione verso l’alto, alla ricerca dell’aspetto trascendente presente nell’umanità.

 

 

Anna Sagni

 

  

Luce

    

Oltre                                    Madre cosmica              Vanità             

 

Hic et Nunc
 

E’ chiaro che Anna Sagni non corre dietro al successo, anche se ha successo, ma è tesa a scavare dentro di sé alla ricerca della spiritualità, alla ricerca di ciò che è oltre e più in alto del quotidiano. La femminilità espressa in queste tele è una femminilità enucleata dalla carnalità, per essere espressione di un “Concetto di bellezza interiore” ed anche di “una forza cosmica” che proprio nella luce si esprime al meglio e che in Anna Sagni diventa “personaggio protagonista”. La luce è sempre presente e gioca un ruolo importante, ma giunge a vertici non comuni quando è protagonista. Mi riferisco a LUCE . Un cielo tempestoso si apre per far passare un cono luminoso che porta sollievo, che rischiara il buio dell’anima e rappresenta l’idea creativa di un’artista matura, che osserva, ma soprattutto riflette, e che sa cogliere i chiaroscuri di un’emozione, di un sentimento e li ripropone in una composizione di rara efficacia comunicativa, manifestando un “ordine emotivo ed intellettuale”. E’ un’opera sicuramente ispirata, ma che prima di diventare tela ha avuto una gestazione, dove l’idea creativa è stata meditata, analizzata, colorata con i pastelli dell’anima. Si sente ed è palpabile l’universo femminino, canto poetico della pittrice. In lei tutto parla di una femminilità non carnale, che attraverso simboli semantici (acqua, luce, luna) va alle radici cosmiche della vita. In LUCE, quindi, la femminilità cosmica è in quel connubio luce/acqua, mentre in HIC et NUNC,  in VANITA’,  in MADRE COSMICA, la donna è una forza che va oltre la morte e cerca la luce nella nuvola, oppure avanza attraverso le lusinghe della vita (la maschera), o si interroga di fronte alla madre universale, come per prendere forza da lei. Ma accade pure che la luce in OLTRE si frammenti in tanti punti di luce sul mare tempestoso, sotto la furia delle forze tremende degli eventi, che piegano l’albero della vita come un fuscello. La luce è ancora lì, frammentata, atterrita ma pronta a ricomporsi, aiutata dalla luce di quel cielo lontano.