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Appunti di un viaggio

 

Un viaggio nella vita, che ha sollecitato pensieri, ha proposto emozioni, che poi sono state fissate sulla materia con una mente vigile, che doveva ricercare i suoi perché, le sue spiegazioni: così è nata l’opera di Franca Bavaj. E’ una scultura meditata quella di Franca Bavaj. Ne ho avuto subito l’impressione osservando il Cristo tra la gente:

 

 Figura 1. Terracotta

 

Non è il Gesù tramandato dalla tradizione, punto di riferimento per l’Umanità intera, non è il Gesù mediatore tra umano e divino, bensì è il Gesù che divide: uomini attratti, uomini dubbiosi, uomini che scherniscono. Il sentimento del Sacro, molto forte nella scultrice, qui si fa quasi da parte perché Franca Bavaj è colpita dalla gente. Non sono i suoi sentimenti religiosi ad essere impressi, ma è il suo attonito osservare l’uomo difronte al mistero della sacralità.

La sua scultura non è solamente emozionale, perché pensiero, meditazione ed emozione confluiscono nei materiali, e il pensiero è sicuramente una componente forte della sua opera.

Le madri ad esempio: tenere, affettuose in ogni età sia quella giovanile, sia quella matura sia quella tarda. La madre è madre per sempre, non cessa mai di esserlo, la mano che accarezza è grande molto grande quasi a denotare il possesso, l’appartenenza ed anche la protezione. E’ forte il messaggio di quella mano grande in primo piano.

 

 

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Figura 2

 

Figura 3

 

Figura 4

 

Figura 5

 

La donna incinta guarda il ventre pieno di vita nuova, ed è da lì, da quello sguardo, che matura poi il sentimento di appartenenza simbiotica, manifestata da quella mano grande. E’ fortemente poetica la scultura di figura 6: il corpo esile, il collo da cigno sono messaggi di delicatezza, ma una delicatezza che nasconde la forza prorompente della vita che sboccia. Il linguaggio è delicato come se volesse sussurrare piuttosto che declamare . Il mistero della vita è così emozionante e forte che non necessita di declamazioni. E’ l’armonia la caratteristica di questa opera; essa nasce dall’estasi del volto, dalla mano che protegge il seno, dallo sguardo che ammira la vita nascente, dalle forme delicate come infiorescenze.

 

Figura 6

 

Il ciclo dei mestieri mostra come l’osservazione del lavoro sia analitica e come meticolosa sia la ricerca degli elementi caratterizzanti che vengono poi proposti in un’attenta composizione scenografica.

 

Figura 7

 

Figura 8

 

Figura 9

 

In questi bassorilievi, l’aspetto scenografico è molto importante perché è nell’equilibrio tra le varie parti che emerge il lavoro come attività aggregante della società, come cemento. E’ un linguaggio di nobilitazione poetica di sapore virgiliano, che traspare da questi lavori, dove bisogna vedere il cemento d’amore che unisce e coordina gli attori delle composizioni.

E notevole è anche la deliziosa vecchietta, colta di spalle, mentre si rivolge alla Vergine di un’Edicola sacra: viene colta la semplcità di un gesto di fede, passato di generazione in generazione e giunto a persone semplici. Si notino le ginocchia arcate, la scapola un po’ prominente, il fazzolettone in testa, il capo reclinato a sinistra: parlano di vecchiaia, la vecchiaia serena di un tempo, che cercava la pace e la forza di andare avanti, affidandosi ad una fede genuina. Sono questi elementi che dimostrano come nella strada della vita, la scultrice abbia scelto i vari aspetti che la colpivano emozionalmente, ma abbia saputo poi indagare con una mente analitica per ricostruire l’immagine da proporre, mettendo in risalto un aspetto di quel variegato mondo che è l’uomo. La vecchietta ad esempio ci comunica quel tipo di Fede, fatta di un credo senza se e senza perché. Un abbandono totale e incondizionato nelle braccia del Signore.

Figura 10

 

Sa indagare la vecchiaia, come dimostra anche la testa riportata in figura 11, e la solitudine e il dolore che accompagnano quel tratto della vita:

 

Figura 11

 

Gli occhi infossati, il mento pominente, la bocca, le dita ossute parlano della vecchiaia, della stanchezza di questa età, e le mani che tengono il capo comunicano il dolore che opprime. Comunque c’è anche rassegnazione e accettazione della vita.

Si osservi anche la figura 12: il vento. La composizione scenografica (con l’uomo inarcato in avanti per contrastare il vento e l’albero piegato in senso opposto) comunicano la fatica e fanno pensare se oltre che di vento atmosferico parli di altre tempeste, quelle dell’anima, altrettanto dure e faticose.

 

figura 12

 

D’altro genere sono i due bassorilievi Acqua e Aria, dove è l’accostamento tra la fanciulla e la purezza dell’acqua sorgiva e la fanciulla e la mobilità dell’aria, che viene impresso nella materia, come due aspetti costitutivi della femminilità.

 

Figura 13

 

Figura 14

 

Forme femminili eteree, colli di cigno, posture raffinate, equilibrio e movimento propongono una femminilità angelicata da Dolce Stil Novo, che risalta anche per la sapiente collocazione entro forme geometriche quasi da scrigno. La donna che emerge dalle opere di Franca Bavaj è limpida, creativa, protettiva. E’ la grande madre, che ha in sé la forza della natura, datrice e protettrice di vita.

Figura 15

 

Scruta gli affetti, va alla ricerca delle radici: sono in genere immagini tenere (figura 15), ma a volte propone espressioni più forti che fanno parte della natura umana, come nella scultura di figura 16:

 

Figura 16

 

Qui sembra che l’abbraccio sia quello dell’umanità non di un particolare uomo e di una particolare donna. E’ un messaggio forte perché sembrano esseri primordiali, come se le origini dell’umanità fossero rappresentate in questo abbraccio d’amore ancestrale. E’ il canto della VITA, che ha bisogno della fusione, necessita che due diventino uno. Si noti la differenza tra il gesto d’affetto di figura 15 e la forza dell’abbraccio primordiale di figura 16. Non sono due visioni diverse, si può piuttosto dire che la figura 16 è un approfondimento meditato della figura 15: dietro il sentimento di affetto c’è il ribollire delle forze naturali.

Tutto nasce da quell’amplesso primordiale: il big bang che ha dato il via alla vita. Da quel fiume in piena è poi scaturita una serie di ruscelli, di sentimenti delicati, di affetti che emergono da una carezza o dalla solidarietà nel lavoro. E’ nata cioè l’Umanità, dove la donna madre ha una forte preminenza, delicata e forte nello stesso tempo, datrice di vita e protettrice. E il corso del fiume della vita prosegue fino alla vecchiaia, rischiarata dalla fede.

Questa è la visione poetica della vita di Franca Bavaj, che ha pienamente vissuto perché ha profondamente meditato, riuscendo così a cogliere l’essenzialità di ogni evento.

Come impostare un percorso espositivo di una parte della produzione scultorea di Franca Bavaj? A mio avviso, la prima opera che il visitatore dovrebbe vedere è la scultura 16: l’abbraccio primordiale, perché esso rappresenta l’esplosione vitale, che poi, canalizzata nell’animo umano, produce tutti quei sentimenti, quelle associazioni umane, che con tanta delicatezza la scultrice descrive.

 

Berchiesi Gianfrancesco